Il cielo sopra Tekirdağ, in Turchia, si è trasformato in un’arena di innovazione il 19 novembre scorso, quando il Bayraktar Kizilelma ha dimostrato di poter sfidare anche i jet manned più agili. Questo unmanned combat aerial vehicle (UCAV), sviluppato interamente con risorse nazionali da Baykar, ha completato un test simulato che lo ha visto “combattere” con un F-16 dell’aeronautica militare turca a una distanza di oltre 48 chilometri.
Non si tratta di una semplice esercitazione. E’ un passo concreto verso un’era in cui i droni come il Kizilelma non solo supporteranno, ma domineranno i combattimenti aerei beyond visual range (BVR). Per chi segue l’evoluzione dell’aviazione militare, questo evento non è solo un evento tecnologico, ma un segnale che la Turchia sta ridisegnando gli equilibri strategici nel settore.
Immaginate un velivolo stealth, con un peso al decollo di 8,5 tonnellate e una capacità di carico utile di 1,5 tonnellate, che decolla da una portaerei e si integra perfettamente con squadriglie di F-16. È esattamente ciò che il Kizilelma sta diventando. Alimentato da un motore turbofan AI-322F, con piani per un propulsore nazionale in sviluppo da 300 milioni di dollari, questo drone raggiunge velocità prossime a Mach 0,9, altitudini operative fino a 12.000 metri e un’autonomia di circa tre ore. Il suo design a bassa osservabilità riduce la firma radar, permettendogli di penetrare difese nemiche inosservato, mentre l’intelligenza artificiale gestisce manovre autonome e la fusione dei sensori per decisioni in tempo reale.
Bayraktar Kizilelma e Gökdogan: l’integrazione del missile che apre le porte al combattimento aria-aria
Uno dei capitoli più entusiasmanti di questa storia è l’integrazione del missile Gökdogan sul Bayraktar Kizilelma. Sviluppato da TÜBİTAK SAGE, questo air-to-air missile con capacità beyond visual range (BVR) rappresenta l’orgoglio della difesa turca. Un razzo a propellente solido con seeker radar attivo, gittata superiore ai 65 km e testata ad alto potenziale distruttivo con effetto frammentazione. Il test di volo collegato, condotto sul quinto prototipo del drone (matricola TC-ÖZB5), ha visto il Kizilelma decollare dal centro di addestramento e test di Baykar a Çorlu, eseguire manovre complesse e rimanere in aria per un’ora, con il Gökdogan caricato sotto l’ala.
Halil Akar, leader dell’unità di test di Baykar, ha descritto questo traguardo come “una delle capacità più importanti che miriamo a instillare nel Kizilelma: l’impegno contro target aerei. Attualmente, nessun unmanned combat aircraft al mondo possiede questa capacità“. E ha ragione. Mentre droni come il Reaper o il Wing Loong eccellono in ruoli di attacco, il Kizilelma punta a essere il primo a ingaggiare velivoli nemici in duelli aerei autonomi. Il volo ha validato non solo l’interfaccia aerodinamica, ma anche il data link tra il drone, il missile e il radar MURAD 100-A di Aselsan, un AESA con tecnologia GaN e tracciamento multi-target.
In uno scenario BVR, dove il tempo di reazione è frazione di secondo, l’integrazione del Gökdogan permette al Kizilelma di rilevare, tracciare e sparare da distanze estreme senza esposizione umana. Test futuri, inclusi tiri reali previsti per fine 2025 o inizio 2026, renderanno questo drone un game-changer, riducendo la dipendenza da fornitori esteri come ad esempio la Raytheon per il missile AMRAAM.
Il Kizilelma in azione con gli F-16: la simulazione di ingaggio
Passiamo al cuore del test del 19 novembre. Il Bayraktar Kizilelma contro un F-16. Due jet dell’aeronautica militare turca hanno partecipato al test, uno in formazione ravvicinata per validare il teaming uomo-macchina, l’altro come bersaglio simulato. A 15.000 piedi di quota, per un volo di 1 ora e 45 minuti, il Kizilelma ha usato il MURAD AESA per rilevare l’F-16 a 30 miglia nautiche (circa 55 km), bloccarlo e simulare un lancio del Gökdogan. Il risultato? Un colpo diretto virtuale, con trasmissione in tempo reale di coordinate, posizione e velocità del target.
Questo non è solo un numero. E’ la prova che il Kizilelma può operare in rete con asset pilotati, condividendo dati per missioni collaborative. Come ha sottolineato Baykar, il test ha coperto tre obiettivi simultanei. Compatibilità aerodinamica, integrazione dell’avionica e performance di piattaforma, portando il tempo di volo cumulativo oltre le 55 ore. Il Kizilelma, con i suoi 8 punti di aggancio (6 sotto le ali, 2 interni), non è un sostituto, ma un moltiplicatore di forza. Immaginate squadriglie ibride dove droni stealth assorbono il rischio, lasciando i piloti per ruoli decisionali.
E qui sorge una domanda comune. Come si integra il Kizilelma con sistemi esistenti come l’F-16? La risposta sta nella sua architettura modulare, che permette la data fusion tra radar MURAD, EOTS Toygun di Aselsan, il primo sistema di acquisizione bersagli elettro-ottico su UCAV stealth e link di comunicazione sicuri. Il Toygun fornisce immagini all’infrarosso ad alta risoluzione per rilevamento oltre l’orizzonte, classificazione automatica dei target via AI e designazione laser, tutto senza compromettere la stealthness.
L’ecosistema nazionale turco: dal MURAD al Toygun, il potere dell’integrazione turca
Il Bayraktar Kizilelma è il fulcro di un ecosistema che unisce aziende come Aselsan e Roketsan. Il radar MURAD, testato per la prima volta sul Kizilelma a febbraio 2025, supporta simultaneamente sia la modalità aria-aria che aria-suolo, con scansione digitale per tracciamento multiplo e con la capacità di mantenere il suo funzionamento con elevata affidabilità anche in caso di potenziali guasti o in caso di jamming. Integrato con il missile Gökdogan, permette una guida precisa, essenziale per l’ingaggio BVR.
Baykar ha già iniziato produzione a basso ritmo, con consegne previste per il primo trimestre 2026 alle forze di sicurezza turche. E l’export? Con ricavi da 1,8 miliardi di dollari annui e mercati in 36 paesi per il TB2, il Kizilelma sta attirando l’interesse di diverse nazioni.
A livello globale, partnership come quella con Leonardo – joint venture LBA Systems per produzione in Italia, inclusi Kizilelma a Grottaglie, potrebbero aprire le porte anche di diversi paesi europei. Roberto Cingolani, CEO di Leonardo, vede nel drone un gregario per programmi come GCAP, dove potrebbe fungere da loyal wingman per il futuro caccia di sesta generazione.
Prospettive future del Bayraktar Kizilelma: motori nazionali e operazioni da portaerei
Guardando avanti, Baykar sta investendo 300 milioni in un turbofan nazionale per il Kizilelma, riducendo dipendenze estere. Test con un motore a reazione con postbruciatore a gennaio 2025 e a ottobre 2025 hanno spinto la velocità del drone verso quella del suono, migliorando anche la manovrabilità.
E per la Turchia, con l’unità navale TCG Anadolu, il Kizilelma è pronto anche per decolli corti dal suo ponte di volo, espandendo la proiezione di potenza nel Mediterraneo. In sintesi, questi test non sono solo successi tecnici. Iniziano a ridefinire come l’aviazione militare opera, con droni che portano superiorità aerea senza perdite umane. Per l’industria, è un invito a collaborare. Per le forze armate, una garanzia di deterrenza.
Immagini: Baykar