Alitalia informa che, a seguito del Decreto del Presidente del Consiglio (Dpcm) di ieri 08 marzo 2020 con le nuove misure di contenimento della diffusione del Coronavirus (COVID-19), ha predisposto un piano di ridimensionamento dei voli da e per gli aeroporti di Milano (Linate e Malpensa) e Venezia, che si aggiunge alle razionalizzazioni, cancellati più di cento voli da e per l’Italia, già effettuate nei giorni scorsi per il calo dei passeggeri dovuto alle misure restrittive e alla minore propensione agli spostamenti.

Nel periodo indicato dal Decreto, quindi fino al 3 aprile, la Compagnia effettuerà le seguenti modifiche:

  • da Milano Linate verranno operati, da domani, solo collegamenti nazionali, con una riduzione di frequenze sulle rotte servite, mentre le destinazioni internazionali saranno raggiungibili con i voli via Roma Fiumicino;
  • da Milano Malpensa, con decorrenza 9 marzo, sarà sospesa l’attività dopo l’arrivo del volo da New York AZ605, con atterraggio previsto alle 10.40;
  • infine, da Venezia la compagnia continuerà ad operare con un numero minore di frequenze i collegamenti da/per Roma.

I passeggeri coinvolti nelle cancellazioni potranno modificare gratuitamente le loro prenotazioni sui voli confermati o richiederne rimborso secondo le modalità indicate sul sito www.alitalia.com

Nel frattempo è stato dato anche il via alla vendita della compagnia aerea di bandiera. Il 06 marzo 2020 è stato pubblicato il bando, sul sito dell’amministrazione controllata, con l’invito a manifestare interesse per l’acquisizione dei rami aziendali di Alitalia-Sai e Alitalia Cityliner entrambe in amministrazione straordinaria, con la scadenza per le presentazioni fissata al 18 marzo 2020. Alitalia si potrà, quindi, comprare per intero o spacchettata a pezzi dopo l’inizio dell’amministrazione straordinaria avviata a dicembre 2020.

Naturalmente sarà data priorità alle manifestazioni di interessa per l’acquisto di Alitalia per intero, per poter anche tutelare maggiormente gli 11.500 addetti. A tal proposito i soggetti interessati, si legge nel capitolo riguardante l’Oggetto della procedura, dovranno quindi comunicare, nei termini e con le modalità indicati nel presente invito a manifestare interesse (“Invito”), il proprio interesse all’Operazione relativamente: alle attività aziendali unitariamente considerate (‘Lotto Unico’). Oppure, alle attività in modalità “spacchettata” di aviation (‘Lotto Aviation’); e/o alle attività di handling (‘Lotto Handling’); e/o alle attività di manutenzione (il ‘Lotto Manutenzione’). L’urgenza della vendita è dimostrata dalla data di scadenza strettissima della stessa fissata per il prossimo 18 marzo 2020.

Purtroppo l’emergenza del Coronavirus ha svuotato gli aerei della compagnia di bandiera e il livello della liquidità dell’azienda sta scendendo rapidamente, più del previsto, accelerato dal virus. Nonostante i buoni risultati di gennaio 2020 l’Alitalia rischia di esaurire la sua liquidità entro fine maggio 2020 anche perchè dei 200 milioni di ricavi previsti a marzo probabilmente se ne incasseranno la metà.

Tutto ciò non gioverà alla gara di acquisto che molto probabilmente si chiuderà con l’assenza di compratori, complice le difficoltà che stanno attraversando anche tutte altre le compagnie aeree. Infatti la IATA ha pubblicato un report nel quale riporta un quadro sulla possibile perdita di ricavi per le compagnie aeree mondiali, perdite posizionate in un range che va dai 63 ai 113 miliardi di dollari nel 2020 in due ipotesi di scenari, uno di “diffusione limitata” del virus e un altro di “ampia diffusione“.

Le Ferrovie, come la Lufthansa sono impegnate a contenere i danni del Coronavirus (treni vuoti per la prima e cancellazioni di voli e tratte per la seconda). Anche Ryanair e Easyjet hanno ridotto le tratte da e verso l’Italia e molto probabilmente più che comprare la compagnia aerea italiana, in difficoltà, punteranno a rubarle quote di mercato, se e quando si uscirà dall’emergenza. Inoltre sempre la IATA ha previsto che l’Italia, oggi secondo paese con più contagiati dopo la Cina, nell’ipotesi di una crisi limitata, potrebbe perdere fino al 24% dei ricavi del trasporto aereo equivalenti a 5 miliardi di dollari, mentre nel caso di una crisi prolungata l’Italia insieme a Austria, Francia, Germania, Olanda, Norvegia, Spagna, Svizzera, Svezia e Regno Unto perderebbero sempre il 24% dei ricavi ma in questo caso pari a circa 37 miliardi di dollari.

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