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Interviste

A tu per tu con il WeFly! Team: una piacevole intervista per parlare di volo e disabilità

Iniziamo a parlare di “Volo e Disabilità” citando uno dei fiori all’occhiello dell’aviazione civile italiana. Il WeFly! Team, prima pattuglia aerea al mondo in cui due dei tre piloti sono disabili: Alessandro Paleri, leader, disabile dal 1987 e Marco Cherubini, gregario sinistro, disabile dal 1995, coadiuvati dall’istruttore di volo Erich Kustatscher, gregario destro.

Completano la pattuglia il Pr e Speaker, Pino Di Feo e il fotografo Marco Tricarico, con Walter Mondani, pilota di supporto. Il WeFly! Team da 13 anni si esibisce in tutto il mondo con i loro velivoli appositamente modificati. “Sì, Volare si può” e “Osa volare” sono i motti dei piloti del Wefly! Team; frasi importanti che dicono molto della filosofia di questo gruppo. Andiamo a conoscerli meglio.

Buongiorno ragazzi e grazie per averci concesso questa intervista!

Aviation Report: Presentatevi e parlateci del vostro gruppo

“Il WeFly! Team è nato nel 2007 da un’idea di Alessandro Paleri e di Fulvio Gamba, scomparso nel 2008 in un incidente di volo. Da allora, come portavoce della Federazione nazionale piloti disabili “Baroni Rotti”, porta il tricolore italiano nei più importanti air show di tutto il mondo, riscuotendo ovunque consensi e successo. L’esibizione dura circa 10 minuti e non prevede manovre acrobatiche vere e proprie ma una serie di evoluzioni in formazione stretta, quasi una danza a tempo di musica che mette in evidenza l’eleganza delle figure e l’abilità dei piloti, sempre entro i limiti di sicurezza e di operabilità del velivolo, aspetti ai quali il WeFly! Team è particolarmente attento”.

Aviation Report: “Si, volare si può” è una frase molto importante: quale messaggio volete trasmettere con questo motto?

Alessandro Paleri: “Per me ha un significato importante. Io ho scelto una professione, l’ingegnere che ha uno scopo ben preciso: aiutare le persone a vivere meglio attraverso la progettazione e la realizzazione di opere create dall’uomo. Uno scopo che trova piena attuazione nell’ambito della disabilità. Attraverso ausili dedicati, anche l’uomo può volare, pur se con limitazioni fisiche. Un percorso iniziato con gli studi di Leonardo, passato dai fratelli Wright che prosegue con noi e che dovrà continuare a evolvere anche in futuro.

Marco Cherubini: “Ci accompagna sin dai nostri primi decolli e riassume la missione della nostra pattuglia: dimostrare che chiunque, disabile o meno, se davvero vuole può superare ogni difficoltà nella vita”.

Aviation Report: Leggo sul vostro sito web: “Osa Volare è il nostro motto. Osa Sognare ne è il fulcro. Il sogno è desiderio, impegna mente e cuore e regala a ciascuno di noi gli stimoli per fare meglio, per crescere, per essere felice.” Non avessi visto le foto degli aerei avrei detto che si trattava di un sito di fiabe…

Erich Kustatscher: “Hai detto bene, tutto questo sembra una fiaba e forse lo è davvero… un bellissimo racconto con degli straordinari personaggi. Solo che non c’è nulla di magico, nessun cappellaio matto o conigli tirati fuori dal cilindro. Ogni conquista, ogni lieto fine in questa straordinaria fiaba è solo frutto di grande impegno”.

Alessandro Paleri: “Un messaggio che va oltre il suo significato intrinseco; è un modo di ribadire quanto sia importante avere dei sogni e cercare di realizzarli. Sono il motore della nostra esistenza, ci spingono a sacrifici, ci stimolano a dare il meglio di noi, in cambio della grande soddisfazione che si prova nel raggiungerli. Una vita senza sogni, senza aspettative, non è vita. Ricordatevi sempre che anche le cose che all’inizio sembrano impossibili, possono diventare possibili”. 

WeFly! Team e Samantha Cristoforetti

Marco Cherubini: “Osa volare, inoltre, è la frase nata con l’iniziativa “WeFly con Futura” che abbiamo realizzato nel 2014 assieme all’astronauta Esa Samantha Cristoforetti, in collaborazione con l’Agenzia spaziale europea (Esa) e quella italiana (Asi) e l’Aeronautica militare, di cui all’epoca Samantha faceva parte in qualità di pilota. Samantha ha portato nello Spazio la nostra bandiera per raccontare la nostra storia a tutta l’umanità; un modo per sottolineare, attraverso la metafora del volo, che chi davvero vuole può, impegnandosi a fondo, realizzare i propri sogni; andare nello Spazio, come accaduto a Samantha o imparare a pilotare un aereo, come abbiamo fatto noi”.

Aviation Report: Ma nelle fiabe arriva sempre un momento difficile, il momento in cui sembra tutto perso…

Alessandro Paleri: “Nel nostro caso di momenti del genere ne abbiamo avuti diversi, per esempio con gli incidenti che, in momenti e con modalità differenti, hanno cambiato le vite mia e di Marco costringendoci in sedia a rotelle. Ma entrambi abbiamo rialzato la testa e ricominciato a vivere. Ancora con l’incidente e la morte di Fulvio, il nostro numero 2, nel 2008. Ma anche in quel caso, abbiamo rialzato la testa e ricominciato a vivere.. e a volare, come avrebbe fatto lui che è sempre con noi”.

Marco Cherubini: “Arrivano anche quei momenti è vero, ma un pilota è addestrato ad affrontare sempre ogni situazione cercando di applicare quello che ha imparato per andare avanti senza perdere il controllo”.

Aviation Report: Qual è la molla che vi ha spinto a reagire e ad avvicinarvi al volo e perché proprio al volo?

Marco Cherubini: “Io sono sempre stato uno sportivo, amavo sciare e anche dopo l’incidente che mi ha costretto in carrozzina sono tornato sulle piste da sci. Lì ho conosciuto Alessandro che già volava. Un giorno mi ha invitato a fare un giro in aereo con lui. Da allora mi si è aperto un mondo nuovo e dall’aereo non sono sceso mai più”.

Alessandro Paleri: “Per me è stato proseguire lungo un percorso che era già tracciato dentro di me, anche se non lo sapevo. Sono un ingegnere aerospaziale e la mia tesi di laurea è stata proprio la progettazione e la realizzazione dei comandi modificati che consentono a un disabile di pilotare un velivolo. Durante i miei studi all’università ho sentito il bisogno di toccare con mano quello che studiavo sui libri; sapevo dell’esistenza di una scuola di volo a Castiglion Fiorentino (Ar) dove insegnano a volare alle persone disabili e così ho cominciato con l’attestato Vds. Poi tutto il resto, le diverse abilitazioni, il volo in formazione, la licenza PPL in Gran Bretagna ecc. è venuto di conseguenza”.

Erich Kustatscher: “Per me è stato un onore essere l’istruttore di Marco e fare da supervisore all’addestramento della pattuglia. Marco e Ale non solo sono delle persone speciali ma anche dei piloti molto dotati e motivati. Appena ho potuto, ho fatto modificare anche il mio aereo scuola per poter insegnare a volare ad altre persone disabili. Devo ammettere che Marco, in particolare, è stato un allievo modello, un talento naturale che ha ‘messo le ali’ in tempi brevissimi”.

Aviation Report: Cosa vi hanno detto parenti ed amici quando gli avete detto della vostra scelta di volare?

Alessandro Paleri: “Divertiti”!

Marco Cherubini: “Sono sempre stato appoggiato nelle mie scelte”.

Erich Kustatscher: “I miei parenti ed amici probabilmente mi hanno visto più per aria che per terra nella mia vita. Anche la mia compagna, Donatella Ricci è una pilota Vds, istruttrice e detentrice del record mondiale di quota in autogiro”.

Aviation Report: Quali difficoltà avete dovuto affrontare per avvicinarvi a questo meraviglioso sport?

Marco Cherubini: “Quelle che hanno tutti all’inizio. Come dice sempre Alessandro, rispetto al volo siamo tutti ‘disabili’; l’uomo non è nato con le ali, ha imparato a volare interfacciandosi con una macchina attraverso dei comandi. Nel nostro caso, abbiamo solo dovuto modificare l’interfaccia affinché si potesse pilotare usando solo le braccia. Fatto questo, voliamo esattamente come chiunque altro”.

Alessandro Paleri: “Come dicevo prima, ho progettato io stesso il comando che consente a un pilota disabile di condurre l’aeroplano senza usare la pedaliera per governare il timone di coda. Ciascuno di noi ha elaborato una propria tecnica per salire e scendere dall’aereo. Dopodiché abbiamo dovuto imparare né più né meno di ciò che impara qualunque altro pilota all’inizio del suo percorso. Poi, il costante addestramento, fatto anche con alcuni piloti delle Frecce Tricolori, pian piano, passo dopo passo, ci ha portati ai livelli di oggi”.

Erich Kustatscher: “Da istruttore posso aggiungere che, in molti casi, è addirittura più facile insegnare a volare a un allievo con una disabilità perché ha delle sensibilità differenti e, spesso, recepisce prima e meglio la necessità di apportare una determinata correzione o effettuare una certa manovra”.

Aviation Report: Che tipo di velivolo utilizzate per la vostra attività? Avete dovuto adattarlo in qualche modo al vostro specifico utilizzo?

Alessandro Paleri: “Per più di 10 anni abbiamo utilizzato un ultraleggero FlySynthesis ‘Texan’ Top class, prodotto in Italia da un’azienda friulana, un ottimo aeroplano, un ‘padre di famiglia’ si dice in gergo aeronautico. Dal 2021, invece, transiteremo su un nuovo velivolo, un Van’s Rv-7 americano autocostruito. Non più un ultraleggero, quindi, ma un aereo di Aviazione generale ‘Experimental’, con caratteristiche semi-acrobatiche. Entrambi, come dicevamo prima, sono stati adattati con comandi modificati affinché possano essere usati da piloti che non hanno l’uso delle gambe”.

Marco Cherubini: “Abbiamo da poco ultimato la costruzione del terzo velivolo. Come diceva Ale, si tratta di aerei autocostruiti che abbiamo assemblato noi stessi, bullone per bullone e non è stato facile perché alle difficoltà tipiche di un’attività del genere si sono aggiunte quelle relative alla nostra condizione; da ‘seduti’ non sempre si riescono a raggiungere tutti gli angoli, però, nonostante tutto, ce l’abbiamo fatta. La costruzione è durata, in tutto, quasi 8 anni e ora gli aerei sono pronti. Presto, compatibilmente con le restrizioni previste dalle norme anti-Covid, cominceremo l’addestramento per imparare a utilizzare le nuove macchine al meglio e al massimo delle prestazioni consentite”.

Aviation Report: Oltre che esibirvi durante gli air show siete molto impegnati nel sociale: potete parlarci dell’iniziativa “Pilota per un giorno”?

Erich Kustatscher: “È, forse, una delle cose più belle che facciamo ogni stagione. Generalmente 4 o 5 date in tutta Italia in cui tutti noi, aiutati anche da altri amici piloti coi loro aerei ed elicotteri, portiamo in volo persone disabili per avvicinarle al mondo dell’aviazione”.

Alessandro Paleri: “È significativo che a far volare queste persone siano altri disabili. A volte alcune di loro non hanno mai neanche provato a guidare l’automobile, figuriamoci un aeroplano. Poi vedono noi che, in totale autonomia, saliamo e scendiamo dai nostri aerei e andiamo in volo. All’inizio ci guardano con ammirazione, forse invidia, ma poi capiscono che se ce l’abbiamo fatta noi possono farcela anche loro, non solo nel volo ma in qualunque altra attività quotidiana. Ed è a quel punto che la missione è compiuta…”.

Marco Cherubini: “Guardare la gioia negli occhi delle persone che volano per la prima volta è qualcosa di impareggiabile, una soddisfazione che tutti dovrebbero provare. Regalare un sogno è un privilegio che pochi hanno la fortuna di avere”.

Aviation Report: Qual è l’esperienza più bella che vi è capitata in questi anni di attività? 

Erich Kustatscher: “Conoscere Alessandro, Marco… e Fulvio”.

Alessandro Paleri: “Aver avuto la possibilità di fare tutto ciò che volevo o quasi, senza avere rimpianti”.

Marco Cherubini: “In ogni singolo attimo di questi 13 anni c’è qualcosa di unico e irripetibile da ricordare per sempre, dall’Air Tattoo al volo sul deserto, al conseguimento della licenza PPL dopo l’attestato Vds (sono stato il primo pilota disabile a farlo in Italia), all’esserci costruiti da soli gli aerei sui quali ora voliamo. E non finisce qui, mi piace pensare che negli anni a venire ci saranno tanti altri bei momenti da vivere e ricordare insieme”.

Aviation Report: C’è una domanda che mi pongo ogni volta che vado in volo ed è “perché lo faccio?”, secondo voi perché una persona con disabilità dovrebbe volare?

Alessandro Paleri: “Perché non dovrebbe farlo”?

Aviation Report: Ma davvero tutti possono volare con voi? Non ci sono limitazioni? 

Alessandro Paleri: “In linea di massima sì, anche se spesso nelle nostre giornate “Piloti per un giorno” siamo anche affiancati da alcuni medici per una valutazione delle condizioni generali delle persone che portiamo in volo. Ma in 13 anni non è mai capitato che abbiamo dovuto lasciare qualcuno a terra”.

Marco Cherubini: “In alcuni casi, più ‘complicati’ da gestire, per esempio persone con scarsa mobilità o che possono avere improvvise crisi epilettiche, utilizziamo un elicottero o un aereo quadriposto pilotati da amici piloti che vengono con noi, in modo che i nostri ospiti possano comunque volare seduti sul sedile posteriore con un accompagnatore”.

Erich Kustatscher: “Non solo, non sono rari i casi in cui alcune persone disabili portate in volo in queste giornate speciali hanno voluto conseguire l’attestato Vds e ora sono loro stessi piloti. Iwan Piccioni, per esempio, ha fatto il suo primo volo in assoluto con Alessandro; è rimasto letteralmente folgorato dall’esperienza, al punto da voler conseguire la licenza di volo e oggi è un campione di acrobazia in aliante. Un altro ‘figlio’ del WeFly! Team”.

Aviation Report: Spesso sento dire che volare è costoso e che non è alla portata di tutti: è davvero così? Una persona con disabilità che volesse volare con il proprio mezzo che spese dovrebbe affrontare?

Alessandro Paleri: “Economico non è, questo è pacifico, però se si è sufficientemente motivati è una spesa che si può affrontare, magari rinunciando a qualcos’altro oppure condividendo le spese con altri piloti”

Marco Cherubini: “I costi sono la nota dolente di questa disciplina, anche perché bisogna essere costanti per mantenersi addestrati e allenati. Ma con gli ultraleggeri si può fare a prezzi contenuti”.

Erich Kustatscher: “Ci sono almeno 2 scuole in Italia in cui vengono utilizzati aerei modificati per consentire il pilotaggio da parte di disabili, una è all’aviosuperfice ‘Serristori’ a Castiglion Fiorentino (Ar), la sede dei “Baroni Rotti”, l’altra è quella che gestisco io con Donatella a Caposile (Ve), le ‘Papere Vagabonde’ vicino a Jesolo. Chi vuol saperne di più può contattarci tramite internet”.

Aviation Report: La vostra attività viene svolta a titolo gratuito ma sappiamo che per farlo dovete sostenere enormi sforzi: come è possibile aiutare il vostro gruppo? 

Alessandro Paleri: “Il WeFly! Team è un’associazione sportiva dilettantistica, senza scopo di lucro, completamente autofinanziata. I contributi che riceviamo per le esibizioni negli air show e il necessario supporto dei nostri sponsor tra cui Coloplast, Fiat Autonomy, Triride, Aviokimpex e Aircraftstudiodesign sono di grande aiuto per la sopravvivenza del team”.

Marco Cherubini: “Chi volesse aiutarci potrebbe donarci il proprio 5×1000 con un versamento al nostro CF: 03828870273 oppure, se ci fossero aziende interessate a sponsorizzare il team, potrebbero scriverci alla mail: info@weflyteam.com”.

WFT è stato un piacere parlare con voi, a nome della redazione di Aviation Report grazie per il lavoro che svolgete quotidianamente e per il tempo che ci avete dedicato. Spero che questa chiacchierata serva a dare la speranza a chi ci segue e che sia la molla per provare l’esperienza del volo.

Intervista a cura di: Emanuele Ferretti
Immagini: Marco Tricarico – WeFly! Team

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Emanuele "Mané" Ferretti

Emanuele Ferretti, per gli amici Manè, è da sempre un grande appassionato di volo. Oltre ad avere all'attivo diverse centinaia di ore di volo in parapendio ed in paramotore, Mané lavora in una azienda aeronautica in provincia di Ascoli Piceno. La passione per la fotografia e per la natura lo ha portato a scoprire il mondo con i mezzi più disparati: dalla canoa, alla moto, al paramotore.

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