Questa avventura prende spunto da un volo in parapendio fatto in una fredda domenica alla fine del 2015. Quel giorno io ed il mio amico Ubaldo decidemmo di venire qui a volare sopra la piana di Norcia in parapendio e in quel fortunato volo riuscimmo, cosa più unica che rara, ad avvicinarci al magnifico borgo medioevale, che a distanza di anni conservava ancora il suo antico splendore e il suo innato fascino, un fascino che nemmeno il terremoto Marche-Umbria del 1997 era riuscito a scalfire.

Ricordo ancora il verde intenso dei prati della piana di Norcia, il marrone tenue dei querceti da cui vengono estratti i preziosi tartufi, il bianco accecante delle mura del borgo e la maestosa basilica di San Benedetto. Natura, gastronomia, storia, serviti lì, in un volo inaspettato, un volo per palati sopraffini, come dico io, un volo in cui il parapendio diventa uno strumento, non il fine, un volo in cui il tempo svanisce e ti sembra di vedere dei soldati presidiare le antiche mura di Norcia, un volo in cui ti senti parte di una natura mai così bella e radiosa! Ricordo una Norcia molto viva, un po’ frenetica, con un centro storico che, visto dall’alto, mostrava ancor di più la sua bellezza e la sua unicità.

Sono passati quattro anni da quel mitico volo e da allora molto è cambiato: sono cambiato io (di testa non tanto, ma ora ho la barba bianca), è cambiato il clima e il freddo è meno pungente, ma soprattutto nel frattempo è arrivato un “evento” chiamato Terremoto, un “evento” devastante che ha cambiato per sempre tutto l’Appennino ed in particolare Norcia. Quando facemmo quel volo non potevamo sapere che dopo meno di un anno un terremoto avrebbe devastato questo meraviglioso borgo, non potevamo immaginare che ci sarebbe stato precluso non solo il volo ma anche il semplice accesso in zone che noi consideravamo una nostra seconda casa (Castelluccio  ed il centro di Norcia ndr), e che molte molte persone avrebbero perso tutto e alcune ci avrebbero lasciato per sempre!

Oggi io e Ubaldo siamo di nuovo qui, nei pressi di Norcia, vela a terra ma stavolta con un mezzo diverso, il paramotore, siamo qui non per fare un semplice volo in paramotore (che è vietato perché siamo nel Parco dei Monti Sibillini, è bene precisarlo), ma per raccontare cosa è cambiato da allora. Per fare questo ho chiesto un’autorizzazione all’Ente Parco (che ringrazio) per un breve sorvolo della zona vicino a Norcia con il mio paramotore. La cosa mi mette un po’ di ansia, non lo nego: da una parte le classiche paure legate al volo e ai rischi intrinsechi di questo sport, dall’altra la responsabilità del fare un volo che racconti e mostri com’è Norcia dopo il terremoto, non ultimo un fattore emotivo che mi lega a Norcia e a queste zone che sono quelle dove sono nato e cresciuto.

La Piazza di Norcia

Il centro storico di Norcia
Il centro storico di Norcia

Stendo il parapendio a terra ed incurante di un vento pressoché nullo tiro su la vela ed inizio a correre. Non penso di aver mai corso tanto in vita mia, corro e mi sollevo lentamente da terra mentre il verde intenso dei prati inizia a riempire i miei occhi… una virata stretta e sono sopra il decollo: “Tutto ok Uba, andiamo a Norcia!” urlo al mio amico che ha deciso di assistermi a terra durante questo volo.

Mi sollevò velocemente da terra dirigendomi verso ovest e subito vedo dall’alto le tante casette per terremotati poste poco fuori Norcia… da terra non mi ero reso conto di quante ce ne fossero… lo sconcerto mi assale! Cerco di non pensarci, almeno ci provo, ma la voglia di urlare la mia rabbia è tanta, ma so che non mi sentirebbe nessuno, proseguo verso ovest avvicinandomi alle mura medievali.

La zona industria e il lato est di Norcia

Norcia è lì, 50 metri di desolazione sotto i miei piedi, una città che ha retto alla prime scosse del maledetto sisma del 2016, ma che ha ceduto sotto l’insistenza e la forza delle scosse dei mesi successivi. Lo spettacolo che mi si para di fronte è sconcertante, nonostante siano passati oltre tre anni molto resta da fare ed il centro storico  è ancora tristemente abbandonato e da ricostruire. No, oggi non sono qui per emettere sentenze o giudizi, oggi sono qui per far vedere com’era Norcia e com’è ora a tre anni di distanza da quel maledetto terremoto: lascio a voi ogni commento!

Permettetemi solo una cosa, come in ogni favola c’è un lieto fine, anche nei miei racconti (che un po’ favole lo sono) c’è sempre un lieto fine: dopo il volo mi addentro lungo le attività commerciali all’esterno del borgo, spensierato passeggio con l’amico Ubaldo cercando una pizzeria quando, voltandomi incontro tre amici motociclisti liguri che non vedevo da anni… baci, abbracci e tante pacche sulle spalle e penso: “Si, a distanza di cinque anni Norcia è rimasto il salotto dove trovarsi ed incontrare amici vicini e lontani!

Il lato sud di Norcia

Dedicato a Ubaldo, amico e compagno di mille avventure, senza di lui oggi non avrei potuto essere qui e se avete potuto leggere questo racconto il merito è soltanto suo!

Un sentito ringraziamento all’Ente Parco dei Sibillini per avermi autorizzato ad effettuare questo volo e per l’estrema disponibilità dimostrata.

Testo e immagini: Emanuele “Manè” Ferretti

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