Il 24 marzo 1999 alle ore 20:00 circa le prime formazioni di caccia alleati decollarono dalle loro basi in Italia per colpire i primi obiettivi in Serbia. Belgrado colpita dagli attacchi aerei fu la prima città europea a subire un attacco aereo dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale. Questo fu l’inizio dell’Operazione Allied Force nata dal fallimento del tentativo di far sedere intorno ad un tavolo i rappresentanti della Repubblica Federale di Yugoslavia e quelli della regione del Kosovo, una provincia della Serbia meridionale con un elevato grado di autonomia e una maggioranza di popolazione di etnia albanese. Nel 1998 Belgrado tolse autonomia al Kosovo e iniziò una lunga repressione che portò alla morte di 1500 kosovari con 400.000 persone della popolazione che furono costrette a lasciare le proprie case.

Per risolvere la crisi del Kosovo la comunità internazionale attraverso la NATO, l’ONU e la OSCE Organization for Security and Cooperation in Europe riuscì a chiedere un cessato il fuoco tra le parti e a mandare sul territorio una missione per verificare e controllare il mandato dell’ONU e della NATO, la Kosovo Verification Mission (KVM). Nei primi mesi del 1999 i focolai di tensione si riaccesero a causa di atti di provocazione da entrambe le parti e la situazione di deteriorò drammaticamente a causa delle gravi repressioni da parte dei Serbi sui Kosovari albanesi. Nonostante due tentativi di negoziazione tra le parti, portati avanti dalla comunità internazionale a Rambouillet vicino Parigi, il 20 Marzo la missione KVM della OSCE fu ritirata dal Kosovo e la sera del 24 Marzo iniziarono gli attacchi aerei contro Belgrado.

I bombardamenti aerei della NATO terminarono il 10 Giugno 1999, dopo 78 giorni, con un accordo che prevedeva il ritiro delle forze armate di Belgrado dal Kosovo e l’istituzione di una forza di interposizione dell’ONU, la United Nations Interim Administration Mission in Kosovo (UNMIK).

L’operazione Allied Force è stata la seconda più grande operazione di combattimento della NATO dopo gli attacchi del 1995 sulla Bosnia Erzegovina e la prima senza l’approvazione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU. Nonostante le tensioni, l’Alleanza Atlantica nei 78 giorni di attacchi aerei ha svolto più di 38.000 sortite delle quali 10.484 furono di bombardamento.

In Italia, già trampolino di lancio per le operazioni sulla Bosnia-Erzegovina, erano già iniziati da tempo i trasferimento di velivoli e uomini. Aviano e Gioia del Colle furono le principali basi aeree in grado di accogliere la maggior parte dei caccia dell’Alleanza Atlantica, ma anche altre basi aeree italiane furono impiegate dalla NATO. Ad Aviano erano basati 78-100 F-16C (31st FW) e CJ (23rd FS) Fighting Falcon, 40-65 F-15E Strike Eagle, 21 EA-6B Prowler e 12 F-117 Night Hawk (8th FW) degli Stati Uniti, 3 F-16A Fightning Falcon portoghesi, 12 CF-188 Hornet canadesi, che hanno lanciato il 10% delle bombe della campagna aerea, e un KC-130H Hercules e 6-12 EF-18 Hornet spagnoli i primi a colpire Belgrado nella prima notte di bombardamento. A Gioia del Colle erano presenti i Tornado ADV italiani, circa 40 A-10 Warthog americani (81st FS e 74th FS), 12 Harrier GR Mk.7 inglesi (1st Sqn e 4th Sqn) e una piccola presenza di Jaguar inglesi.

Ad Amendola furono basati F-16A olandesi e belgi insieme agli F-104 ASA-M italiani. A Grazzanise 6 F-16A danesi e 6 F-16A norvegesi, mentre a Istrana furono concentrati i caccia francesi con 6 Jaguar A, 18 Mirage 2000 e 4 Mirage F-1CT/CR supportati dai rifornitori C-135FR e dagli Awacs E-3F. A Ghedi invece si rischierarono 11 F-16 turchi, a Piacenza oltre ai Tornado italiani anche 14 Tornado ECR (Jabog 32) e da ricognizione (AKG 51) tedeschi che per la prima volta partecipavano ad un conflitto dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale. A Cervia furono rischierati 24-32 F-15C americani.

A Sigonella invece confluirono molti supporti quali i pattugliatori marittimi Atlantic italiani, P-3 Orion olandesi e americani, i rifornitori KC-135 americani e i ricognitori U-2 (9th RW). Questo fu il dispositivo maggiore a disposizione della NATO che però fece affidamento anche sui Tornado della RAF basati in Germania sulla base aerea di Bruggen, di 8-20 bombardieri strategici americani B-52H (2nd BW) e 5-10 B-1B (28th BW) basati sulla RAF Fairford in Inghilterra e dei bombardieri statunitensi B-2A che partirono direttamente dalle loro basi negli USA con missioni della durata di 31 ore di volo. I B-52H sganciarono sugli obiettivi serbi il 40% del carico bellico della prima settimana di campagna aerea. A supporto delle missioni di ricognizione da Istres fu messo a disposizione un Mirage IVP che si lavorò in sinergia con gli U-2 e con un velivolo Canberra PR9 (39th Sqn) inglese.

Nel Mare Adriatico erano presenti anche 4 portaerei: la CVN-71 USS Roosevelt americana, la Foch francese, l’italiana Garibaldi e l’inglese Invincible con i rispettivi reparti aerei imbarcati con 28 F-14 Tomcat (VF-41 e VF-14), 24 F-18 Hornet (VFA-15 e VFA-87), 8 S-3B Viking, 4 EA-6B Prowler 22 Super Etendard, 4 AV-8B Harrier II+, 7 Sea Harrier FR2. In Mare Adriatico arrivarono anche due portaelicotteri americane, prima la LHA-4 Nassau e poi a sostituzione della prima la LHD-3 Kearsage con a bordo 8 AV-8B Harrier. A due mesi dall’inizio del conflitto gli Stati Uniti schierarono anche gli F-18D del Corpo dei Marines in Ungheria presso l’aeroporto militare di Taszan.

Questo dispositivo da combattimento fu supportato da diversi rifornitori americani quali 80 KC-135 e 10 KC-10, olandesi con 2 KDC-10, francesi con 3 C-135FR, italiani con 2 B-707T/T, 3 L-1011 Tristar più 3 VC-10 inglesi e un Hercules spagnolo; da svariati velivoli da guerra elettronica EC-130H Compass Call, ES-3A Viking, EP-3A Aries (da Souda Bay), RC-135 Rivet Joint, RC-12K americani e un C-160G Gabriel francese; da velivoli per il controllo radar E-3A/D AEW Mk.1/F Awacs (USA, UK, Francia), 5 E-2C Hawkeye. Per i trasporti furono impiegati i C-130H Hercules di diverse nazionalità, i G-222 italiani, i C-160 Transall francesi e tedeschi, un C.212 Aviocar spagnolo e i C-5 Galaxy, i C-141 Starlifter e i C-17 Globemaster III statunitensi.

Infine a questo schieramento vanno aggiunti svariati assetti elicotteristici di varie nazionalità per supporto terrestre e missioni di Combat Search and Rescue.

In particolare L’Aeronautica Militare Italiana ha operato con 24-34 Tornado ADV (8-12), IDS (10) e ECR (6-12), 12 F-104 ASA-M, 12 AMX, 2 B-707T/T che hanno effettuato 1.440 uscite e 6.555 ore di volo, mentre la Marina Militare Italiana ha operato con 4 AV-8B Harrier II+. Nel 1999 si era parlato di una o più missioni di combattimento tra MiG-29 ed F-104 e/o Tornado ADV, ma ciò non è mai stato confermato ufficialmente.

Durante la prima notte, gli Stati Uniti e la NATO effettuarono 400 missioni, tra cui 120 missioni di attacco contro 40 obiettivi. Il secondo giorno di operazioni, gli F-15 dell’US Air Force abbatterono due MiG-29 serbi, mentre un altro F-15C fece un’altra vittima tra i Mig-29 serbi il giorno successivo. I velivoli americani e della NATO affrontarono difese aeree significativamente più efficaci di quelle che avevano incontrato in Iraq, con i piloti inizialmente istruiti a rimanere sopra i 15.000 piedi per ridurre al minimo i rischi.

La campagna aerea portò i velivoli alleati a colpire obiettivi di elevato valore bellico quali aeroporti militari, centri di comando e controllo, radar e siti della difesa aerea e caserme in Serbia nella prima fase, concentramenti di mezzi corazzati e truppe, depositi di armi e carburanti in Kosovo al di sotto del 44 ° parallelo nella seconda fare e obiettivi di valore economico e sociale quali ponti, fabbriche, acquedotti, ferrovie, edifici politici, televisioni e ripetitori radio e tv di Belgrado a nord del 44 ° parallelo nella terza fase.

La NATO puntò immediatamente a guadagnarsi la superiorità aerea per poter permettere ai velivoli da guerra elettronica, da Early Warning e da rifornimento in volo di operare in tutta tranquillità per gestire gli attacchi aerei e per poter controllare le comunicazioni e l’intelligence sul territorio nemico. Il missile AMRAAM è stato così, insieme al missile da crociera Tomahawk, uno dei protagonisti di questa operazione militare e degli scontri aerei tra i caccia alleati e i Mig-29 serbi che subirono la perdita di almeno 4 velivoli contro gli F-15 americani e gli F-16 olandesi.

Tra le perdite più significative della NATO ci fu l’abbattimento, il 27 Marzo 1999 alle 3 del mattino, del caccia stealth F-117 Night Hawk ad opera del 3° Battaglione della 250^ Brigata Missilistica equipaggiato con i missili Isayev S-125 Neva-M (designazione NATO SA-3 Goa). Il pilota lanciatosi dal velivolo fu recuperato vicino a Belgrado da un team del Combat SAR decollato da Brindisi con elicotteri MH-53J Pave Low. Questa fu la prima e unica volta in cui un velivolo F-117 è stato abbattuto.

Il 2 Maggio 1999, un altro velivolo Americano, un F-16 fu colpito e abbattuto da un missile SA-3, sempre dal 3° Battaglione della 250^ Brigata Missilistica,vicino la cittdina di Šabac. Anche in questo caso il pilota, Lt. Colonel David Goldfein, comandante del 555th Fighter Squadron di Aviano venne recuperato da personale del Combat SAR.

Per gli attacchi agli obiettivi terrestri fu impiegato un notevole quantitativo dei missili da crociera BGM-109 Tomahawk Land Attack Missile, di munizionamento intelligente serie Paveway a guida laser, di missili antiradiazioni HARM, utilizzati anche dai Tornado ECR italiani, e munizionamento convenzionale con le bombe cluster a submunizioni per colpire mezzi corazzati, truppe e vie di comunicazioni avversarie.

Durante le operazioni aeree, gli equipaggi della NATO eseguirono 38.004 sortite, 10.484 delle quali furono sortite di bombardamento. Il 29% delle munizioni sganciate fu a guida intelligente, sebbene il 90% degli aerei fosse in grado di impiegarle. La US Air Force ha colpito 421 bersagli statici, il 35% dei quali furono distrutti. Complessivamente, la US Air Force ha effettuato 30.018 sortite, di cui 11.480 di trasporto aereo, 8.889 di superiorità aerea e caccia, 322 di bombardamento, 6.959 per il rifornimento in volo, 1.038 per Intelligence, Surveillance e Reconnaissance (ISR), 834 per le forze speciali e 496 missioni aeree con velivoli a pilotaggio remoto. Forse ancora più importante per la US Air Force, è stato il concetto di Air Expeditionary Force (AEF) che è stato utilizzato con successo per la prima volta proprio durante l’Allied Force come unità aerea nella base di Aviano in Italia. L’operazione Allied Force ha anche visto il primo utilizzo in combattimento del bombardiere Stealth B-2A Spirit e il primo impiego significativo di velivoli a pilotaggio remoto.

Nonostante il dispositivo aereo messo in campo e la mole degli attacchi aerei l’operazione Allied Force però faticò a raggiungere i suoi obiettivi per diversi motivi, tra cui maltempo, territorio difficile e problemi inerenti al coordinamento di 18 forze aeree alleate.

Testo: Stefano Monteleone
Photo credits: US Air Force, U.S. Air Force photo/Senior Airman Mitch Fuqua, U.S. Air Force photo by Staff Sgt. Randy Mallard, U.S Air Force photo by Staff Sgt Jim Howard

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