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News Militari

16 Gennaio 1991: 30 anni fa iniziava l’Operazione Desert Storm

Il 16 Gennaio del 1991 iniziava, e raggiunse il suo obiettivo in meno di due mesi, con i primi bombardamenti aerei l’operazione Desert Storm, la prima guerra che ha visto l’impiego di velivoli stealth. Una larga coalizione di 35 nazioni partecipò alla guerra aerea sull’Iraq, ma furono gli Stati Uniti a contribuire maggiormente agli attacchi aerei in risposta all’invasione del Kuwait da parte delle truppe irachene di Saddam Hussein.

Le forze armate irachene entrarono in Kuwait il 2 Agosto del 1990, mettendo in moto quella che fu poi battezzata operazione Desert Storm. A seguito della lunga guerra di otto anni contro l’Iran, l’Iraq si ritrovò con grossi problemi economici così Saddam Hussein decise di conquistare il ricco paese vicino del Kuwait e mettere le mani sui pozzi petroliferi del paese. Saddam sostenne che il Kuwait stava rubando petrolio dal giacimento petrolifero iracheno di Rumaylah al confine tra i due paesi.

Dopo alcuni piccoli scontri tra la Guardia Repubblicana e l’esercito kuwaitiano al confine tra i due paesi, le truppe irachene entrarono in Kuwait con un esercito di 100.000 uomini e 200 carri armati. La famiglia reale kuwaitiana si rifugiò in Arabia Saudita e le Nazioni Unite condannarono l’invasione attraverso la risoluzione del Consiglio di sicurezza dell’ONU numero 660.

La campagna aerea iniziò con attacchi alle capacità di comando e controllo, che hanno accecato le forze irachene e negato loro la capacità di coordinare una difesa. Gli aerei della coalizione hanno attaccato gli aeroporti per impedire all’aeronautica militare irachena di montare una difesa contro l’armata aerea alleata e, nelle ultime fasi del conflitto, sono stati colpiti singoli veicoli corazzati con armi di precisione per infliggere enormi perdite alle forze di terra irachene.

Il 16 gennaio 1991 sette B-52G Stratofortress decollarono dalla loro base aerea, Barksdale AFB. Furono i primi velivoli a decollare per una missione di combattimento della Desert Storm. I B-52 del 596th Bomb Squadron, 2nd Bomb Wing, erano equipaggiati con i missili da crociera AGM-86C CALC – Conventional Air Launched Cruise Missiles, a quel tempo ancora segreti e mai utilizzati.

Il 17 gennaio 1991 alle 3 del mattino i B-52, arrivati sull’Arabia Saudita, lanciarono 35 missili contro obiettivi di alto valore della catena di comando e controllo e della difesa aerea irachena, per tagliare le comunicazioni ed iniziare a guadagnarsi la superiorità aerea, e tornarono a casa completando così la missione di guerra aerea più lunga mai effettuata volando per 35 ore per 14.000 miglia (XX Km). Nello stesso giorno le forze aeree della coalizione effettuarono più di 75o missioni di attacco a partire dagli aeroporti e 280 missioni dalle sei portaerei presenti nel Mar Rosso e nel Golfo Persico e riportarono il primo successo in combattimento aria-aria con un MiG-39 abbattuto da un F-15 Eagle del 33rd TFW – Tactical Fighter Wing della US Air Force pilotato dal Capt. Jon Kelk.

In questa operazione prese parte lo straordinario e nuovo, a quel tempo, aereo invisibile F-117A Stealth Fighter, che fece la propria “prima” apparizione pubblica in un conflitto reale. Il velivolo, tenuto segreto fino al 1988, in realtà fu impiegato operativamente già nel dicembre 1989 in alcune missioni di bombardamento durante l’invasione USA di Panama (operazione Just Cause). I “Black jet” in volo durante la prima notte di guerra rappresentarono solo il 2.5% del totale degli aerei attaccanti ma colpirono il 31% degli obiettivi assegnati alla coalizione.

Durante la Desert Storm parteciparono in tutto 45 F-117A con circa 60 piloti per un totale di 1271 sortite di guerra. Vennero sganciate circa 2000 tonnellate di bombe a guida laser per circa 6.900 ore di volo. Nessun aereo fu danneggiato dalla contraerea nemica.

Il 28 Febbraio 1991, dopo sei settimane di attacchi aerei e 100 ore di campagna terrestre il Presidente George H.W. Bush dichiarò la cessazione delle operazioni militari annunciando la liberazione del Kuwait. La Desert Storm è stata uno spartiacque militare, definendo il moderno combattimento su larga scala e contrassegnando gli Stati Uniti come superpotenza militare indiscussa del mondo.

Gli aerei da combattimento dell’USAF, di circa 30 modelli differenti, volarono per 69,406 sortite. Ventisette aerei militari statunitensi sono andati persi durante il conflitto. Alla fine della guerra, la coalizione guidata dagli Stati Uniti aveva schierato 670.000 soldati, di cui 425.000 degli Stati Uniti.

F-117A Stealth Fighter (@ U.S. Air Force)

La partecipazione italiana alla Guerra del Golfo / Desert Storm

Anche l’Italia partecipò alla coalizione sotto l’egida delle Nazioni Unite con dieci velivoli Tornado IDS che furono basati presso l’aeroporto militare di Al Dhafra, negli Emirati Arabi Uniti, inquadrati nella nota Operazione Locusta. Oltre ai caccia bombardieri Tornado l’Italia inviò vari assetti per il supporto e il trasporto e alcuni aerei da ricognizione F-104 Starfighter rischierati in Turchia nell’ambito dell’ACE Mobile Force della NATO.

Fu il primo coinvolgimento operativo reale dell’Aeronautica Militare dopo la 2ª Guerra Mondiale. Come ben sappiamo un Tornado non rientrò in Italia, perché abbattuto durante la prima notte di combattimenti. La notte tra il 17 e il 18 Gennaio 1991 otto Tornado decollarono per la prima missione operativa, a causa del maltempo tutto il pacchetto aereo nel quale erano inseriti gli aerei militari italiani fu costretto a tornare alla base non potendo effettuare il rifornimento in volo. Tutti tranne uno.

Il Tornado italiano dopo il rifornimento in volo proseguì la missione in solitaria. Una volta attaccato l’obiettivo, in fase di disimpegno fu abbattuto dalla contraerea nemica. L’equipaggio si lanciò ma fu catturato dalle truppe irachene, il Maggiore Pilota Gianmarco Bellini e il Capitano Navigatore Maurizio Cocciolone furono rilasciati alla fine delle ostilità.

Il dispositivo italiano e l’Aeronautica Militare con i suoi Tornado portò a compimento, durante i 42 giorni di guerra, 226 sortite per 589 ore di volo senza registrare altre perdite.  I velivoli da supporto totalizzarono 224 missioni per 4156 ore di volo, gli aerei militari da ricognizione 384 sortite per 515 ore di volo.

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Redazione di Aviation Report

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