Da pochi giorni è stato reso pubblico, da parte dell’US Air Force, il documento strategicoAir Superiority 2030 Flight Plan”. Le linee guida del documento potrebbero essere una delusione, per gli amanti dei supercaccia: infatti non è prevista l’immissione in servizio di aerei di sesta generazione, ma l’aggiornamento di quelle esistenti, assieme all’integrazione di un sempre maggiore numero di F-35, e all’entrata nell’arsenale aereo USA del nuovo bombardiere B-21, il cui nome dovrebbe essere scelto verso Settembre.

Insomma, per i prossimi 15 anni, analizzate le minacce reali e potenziali da affrontare, si vedranno ancora parecchi F-15 ed F-16 in volo, debitamente aggiornati.

La reale novità di questo piano, che a prima vista sembra un compromesso tra quanto si ha di disponibile e la necessità di garantire la superiorità aerea americana, sta nel modo di utilizzare gli aerei esistenti. La sostituzione dei caccia odierni con aerei di sesta generazione, infatti, è ancora lontana: per ora le specifiche relative ad una serie di aerei più moderni sono solo teoriche, a causa della situazione geopolitica attuale, che imporrà un ripensamento di tutta la strategia bellica finora seguita. Tra 15-20 anni, quando questa situazione si sarà in qualche modo stabilizzata, prendendo una direzione chiara, si saprà che tipi di aereo serviranno, e che caratteristiche dovranno possedere.

Una cosa è sicura: le varie piattaforme dovranno essere quanto più possibile integrate tra loro. Questa integrazione, detta “family of capabilities”, fa riferimento agli aerei esistenti, che verranno aggiornati per supportarsi l’uno con l’altro fino almeno al 2045, quando dovrebbero essere definitivamente radiati e sostituiti da macchine di sesta generazione.

Come si articolerà questo programma è abbastanza evidente, leggendo il documento.

Gli USA hanno intenzione di utilizzare l’F-22 nelle missioni di maggior peso, come quelle nelle aree di crisi in giro per il mondo. Le altre missioni di superiorità aerea dovrebbero essere affidate ad un cospicuo numero di F-15 ed F-16, lasciando quelle di supporto tattico agli F-35.

Iniziamo dalla situazione degli F-22: il numero attuale è veramente ridotto, già adesso. 123 aerei sono pochi, per costituire un deterrente realmente credibile nei confronti di un nemico serio, quali potrebbero essere la Cina (che sta sviluppando i suoi supercaccia stealth…), o la Corea del nord. Tra una ventina d’anni, a maggior ragione, l’usura e le perdite ne avranno ridotto il numero, pur se rimpolpato da qualche aereo nuovo.

Da notare che nel documento non si fa alcun riferimento ad un vagheggiato “Phoenix Program”, teso a rivitalizzare un aereo giudicato ormai un vicolo cieco, troppo specializzato per svolgere tutte le missioni necessarie e troppo costoso per essere prodotto nei numeri che garantirebbero un serio deterrente strategico. L’USAF, per poter veramente garantire una presenza di peso apprezzabile nei vari teatri, dovrebbe avere almeno 380-400 aerei. Le 6 squadriglie attuali sono sottodimensionate rispetto alle necessità attuali, e sicuramente lo saranno ancora di più rispetto a quelle future.

USAF F-22 Raptor in Europa

Copyright: US Air Force

first flight F-35A usaf from hill afb

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In sostanza, dato lo sfavorevolissimo rapporto costi-quantità degli F-22, da cosa si legge verranno usati solo contro bersagli realmente paganti. Un altro enorme problema, attualmente, è dato dalla necessità di trasportare, su un aereo stealth, l’armamento in stive interne: solo in caso estremo gli F-22 porterebbero armi agganciate ai piloni subalari, perdendo quindi la furtività per cui sono nati. Negli altri casi dovrebbero limitarsi a portare 6 missili in totale.

Sugli F-16 c’è poco da dire: le cellule attuali, circa 300, verranno aggiornate con nuove avioniche e nuovi motori, mantenendo le attuali capacità di dogfight e strike. La più grossa novità consisterà nel renderli realmente integrati in uno spazio aereo digitale, in modo tale da poter cooperare anche con gli altri aerei e con le forze di terra, mettendo in comune i dati del campo di battaglia. Si sta anche valutando se dare alle versioni biposto la capacità effettiva di controllo sui droni: in questo modo si dovrebbe ottenere un aereo-madre il cui compito principale sarebbe quello di orbitare sul campo, fuori da eventuali minacce, e dare ai droni le direttive necessarie a spingersi in profondità per colpire, sulla base dei dati ricevuti da altri droni, controllori a terra, Awacs e sensori.

caccia americani F16 Block 30

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Gli F-15, da parte loro, riceveranno il trattamento migliore, con l’avvio del programma “F-15 2040 C”. Questo programma è stato concepito per rendere gli F-15 non solo dei “gap filler” in attesa dei prossimi aerei, ma per rinnovarne completamente il ruolo. Innanzitutto i circa 250 aerei attualmente in servizio verranno resi in grado di portare la bellezza di 16 missili aria-aria, un carico ad oggi visto poche volte, e quasi mai in ambito operativo. In secondo luogo saranno in grado di cooperare con gli F-22, grazie ad una suite integrata e modulare, la Talon HATE, che comprenderà anche il nuovo radar Raytheon APG-63 v3 ed i sistemi EP-AWSS (Eagle Passive-Active Survivability Systems).
In sostanza gli F-15 diventeranno, dopo questi aggiornamenti, dei veri e propri moltiplicatori di forze, il cui ruolo non si limiterà solo alla caccia o al bombardamento, ma diventerà soprattutto di coordinamento delle altre piattaforme. A loro spetterebbe l’intercettazione di bersagli oltre le linee non solo visive, ma anche degli altri sensori: diventando pertanto degli scout pesantemente armati, avrebbero il compito di zittire degli avversari con i missili, senza scomodare i preziosi F-22. Questo perchè 16 missili per aereo sono in grado di saturare anche eventuali contromisure nemiche, aumentando le possibilità di riuscita della missione.

F-15 arsenale volante Boeing

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caccia americano F-15 Eagle

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In poche parole, gli F-15 sarebbero in grado di fungere da ibridi tra caccia da superiorità aerea grazie alla quantità di armi, e veri e propri Awacs, peraltro pesantemente difesi dai loro stessi missili, comunicando agli altri aerei le coordinate di bersagli più ostici o a terra, identificati dai sensori di bordo. Altri aerei che sarebbero anche dei bombardieri.

Questo concetto è quello del cosiddetto “arsenale volante”, che l’USAF sta sviluppando, nella sua necessità di avere in linea delle “forze di combattimento integrate”. In sé non è nulla di nuovo: gli F-15 identificherebbero un bersaglio e comunicherebbero ad un altro aereo le sue coordinate di lancio, come già si fa. Ma la novità sarebbe nel fatto che l’attacco verrebbe condotto da un bombardiere, carico di decine di armi di precisione, e non da un gruppo di aerei da attacco.

Toccherebbe quindi all’aereo-arsenale, in base alla tipologia del bersaglio, selezionare l’arma più adatta e lanciargliela contro, da alte quote e dall’interno di una zona di volo di retrovia, adeguatamente protetta.

La maggiore flessibilità data dalla possibilità di sganciare solo gli ordigni strettamente necessari come tipo e numero, inoltre, consentirebbe di portare a termine più compiti nello stesso tempo della missione: ed anche gli aerei stealth, attualmente penalizzati dal fatto di diventare visibili nel momento dello sgancio degli armamenti, cambierebbero ruolo, diventando quindi degli esploratori a caccia di bersagli da segnalare agli arsenali volanti.

Secondo questa dottrina, i caccia diventerebbero quindi gli occhi del sistema degli arsenali volanti, che attaccherebbero ripetutamente dalle retrovie, secondo una logica “one shot one kill”, potendo quindi eliminare molti più bersagli in meno tempo e con meo rischi, rispetto alle missioni di bombardamento del passato, che imponevano la crociera dei bombardieri fino sulla zona di lancio di un singolo obbiettivo, con carichi di armi di un solo tipo (una stiva piena di bombe, o di rotative di missili), per poi tornare indietro.

La scelta più logica è caduta, naturalmente, sull’immortale B-52, presente in più di 70 esemplari negli arsenali USAF.

bombardiere strategico americano B-52

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Proseguendo la lettura del documento, si trova un’altra novità: il cosiddetto PCA.
Un aereo di nuovo tipo, che

“dovrà massimizzare una serie di compromessi tra autonomia, carico utile, sopravvivenza, letalità, accessibilità, e sostenibilità. L’Air Force emetterà una AoA, Analysis of Alternatives, nel 2017. Coerentemente con una mentalità di acquisizione agile progettata per l’entrata in servizio secondo i tempi richiesti, si richiede uno sviluppo rapido che possa rispondere alle minacce future. Il PCA dovrà rispondere alle “crescenti piattaforme ed asset aerei e di superficie avanzati che si stanno diffondendo in tutto il mondo”.

Su questo nuovo aereo, ancora coperto dal logico segreto militare, e di cui non si sa ancora nulla, si possono solo fare delle ipotesi. Il nome, “Penetrating Counterair”, dice già abbastanza. Si ipotizza si possa trattare del per ora ignoto SR-72, di cui si auspica l’entrata in servizio entro il 2030.

Per ora si sa soltanto che la Lockheed ha presentato al Pentagono il progetto finale di un aereo, presumibilmente senza pilota, più o meno delle dimensioni di un F-22, stealth, a decollo convenzionale, in grado di raggiungere Cina o Corea in poco più di un’ora, sorvolarle in qualche minuto ed effettuare tutte le procedure di rilevazione ed acquisizione obbiettivi, grazie a sensori di nuova generazione.

Il sistema propulsivo sarebbe un motore a ciclo combinato, in grado di eliminare tutti i problemi dei tradizionali reattori e scramjet: un motore in grado di comportarsi, quindi, come l’uno o l’altro a seconda della velocità. Il costo si aggirerebbe attorno al miliardo di dollari per esemplare, ma questo sistema sarebbe in grado di eliminare i problemi dei satelliti, molto vincolati dal fatto di compiere orbite predefinite e con poche possibilità di manovra.

Ridarebbe quindi fattibilità al concetto di ricognizione persistente, e se fosse armato sarebbe in grado di colpire in ogni punto del pianeta nel giro di un paio d’ore. Solo il costo desta non poche perplessità: ma le alternative non sarebbero poi molte. Si sta valutando, ad esempio, di armare i sottomarini con missili ipersonici di nuova generazione, in grado di penetrare lo spazio aereo nemico in pochissimo tempo.

USAF SR-72

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nuovo aereo americano SR-72

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Il documento, alla fine, evita di citare gli altri programmi attualmente in essere.
Il programma A-X, volto a sostituire il mai amato A-10, sul quale si sta discutendo da tempo senza avere ancora trovato una soluzione realistica, il finanziamento di nuovi bombardieri, Awacs, elicotteri SAR, tanker, ed ovviamente l’aggiornamento del materiale in servizio. Una serie di spese per gli Usa, pesnati ma necessarie, a giudicare dall’evoluzione della situazione geopolitica attuale.

Testo: Kurtz Rommel registered G.N.S. Reporter

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