Non è la prima volta che l’industria italiana “ci prova” per vincere un programma lanciato dalle forze militari a stelle strisce. La vetrina, quindi la possibilità, di essere un fornitore delle forze armate americane è notevole e l’attività per l’industria nazionale anche, in  quanto si parla sempre di numeri assai importanti.

Tralasciando le joint-ventures o le produzioni su licenza, l’industria italiana ha offerto prodotti d’eccellenza oltre oceano, ostacolate dal fortissimo protezionismo, dalla legislazione che vuole un prodotto interamente americano ma soprattutto dalle potentissime lobbies industriali.

Vogliamo ricordare il programma (vinto) per la successione del “Marine One”, l’elicottero che trasporta il Presidente degli Stati uniti, vinto senza storia da un derivato dell’Augusta Westland EH-101, denominato US-101. La cancellazione del programma ha comportato il pagamento di penali da parte del Pentagono ed i Marines  del reparto HMX-1 “Nighthawks” che continuano a far volare il Commander in Chief sul venerando “White Top” Sikorsky VH-3D “Sea King”, ora affiancato anche dai VH-60N “White Hawk” e dai nuovi “Green Top” MV-22B “Osprey”.

Tornando alla sostituzione del parco velivoli d’addestramento, programma più volte rimandato per carenza di fondi e cambi di specifiche, va ricordato che verso la fine degli anni ’90 Agusta partecipò alla gara per il JPATS (Joint Primary Advanced Training System) in associazione con Grumman. L’USAF e l’US Navy avevano la necessità di sostituire la flotta di addestramento basico basata su velivoli oramai obsoleti.

Le due industrie, anche con la collaborazione di Aermacchi, presentarono un’evoluzione rivista dell’aviogetto Siai Marchetti S-211 e denominata S-211A. Il  dimostratore era immatricolato civile con la sigla I-SMTF. Tra i progetti presentati venne alla fine prescelto il Beechcraft/Raytheon,T-6A Texan II, che altro non era una versione modificata dell’ottimo turboelica Pilatus PC-9 Mk 2.

Il T-346 Master tenta così con un progetto forse più solido ed un maggior coinvolgimento dell’industria americana, vero elemento chiave per avere ragionevoli possibilità di successo, di diventare il futuro trainer avanzato per i piloti militari americani destinati a volare sui velivoli di quinta generazione già in servizio o in procinto di entrarvi.

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