Elicotteri, jet, turboelica, ultraleggeri, paramotori, aeroplani, convertiplani, tutti nomi di mezzi volanti, ognuno con una peculiarità, ognuno con una storia, ognuno con un suo pubblico di appassionati. In apparenza non hanno nulla in comune tranne una cosa: tutti volano.

Si va bene, sono tutti mezzi volanti ma cosa “ha dato il la” al volo? Da dove è cominciata la storia del volo? “Accidenti a te Mané, ma una domanda più semplice non potevi fartela?” penso tra me e me mentre mi dirigo verso la Riviera delle Palme, obiettivo la manifestazione “Vento e Colori”, 12° raduno aquilonistico sanbenedettese, organizzato dall’amico Massimo Giobbi e dal Twister Team. Non so cosa cerco e in cosa consiste esattamente la manifestazione, ma una voce dentro di me mi dice che lì potrei trovare la risposta che tanto cerco.

Arrivo sulla stupenda riviera di San Benedetto del Tronto, il tempo di raggiungere la spiaggia e l’azzurro terso del cielo viene tappezzato da colori sgargianti e da colori tenui, dalle forme semplici come dei quadrilateri alle forme più complesse dei polipi giganteschi, da animali che si sollevano di pochi centimetri da terra ad altre forme che si stagliano 50 metri nel cielo: sono gli aquiloni di Massimo Giobbi e dei tanti appassionati venuti qui da tutta Europa.

Li osservo estasiato e un po’ confuso, la vocina dentro di me si fa sempre più insistente, cerco delle risposte ma proprio non riesco a vedere delle similitudini tra un MB339 delle Frecce Tricolori ed uno solo di questi aquiloni. Inizio ad innervosirmi, “forse la mia vocina stavolta ha cannato alla grande!” penso tra me e me mentre mi aggiro tra appassionati venuti da ogni dove, finché non vedo un bambino, davvero piccolo, lo osservo assemblare l’aquilone appena preso, un semplice foglio di carta, due stecche di legno e un filo lungo diversi metri, osservo la passione e la cura con cui lo assembla non senza qualche problema, una passione che troppo spesso ho visto mancare negli ambienti di volo ultimamente, lo vedo riuscire nel suo intento e poi porgere il suo aquilone al vento e vederlo a fatica sollevarsi per poi volare sempre più in alto!

“Ma si l’aquilone, tutta la storia del volo è iniziato da qui, da quel semplice foglio di carta collegato a due stecche di canna ed un microscopico filo con cui tutti noi bambini abbiamo giocato fin da tempi immemori!” – penso tra me e me – “tutto è cominciato dall’aquilone oltre 2500 anni fa e da li, un po’ come l’uomo di Neanderthal, si è evoluto fino a diventare l’aereo che conosciamo oggi!”

Evoluzione, è senz’altro una bella parola ma ancora non riesco a vedere una qualsiasi similitudine tra un Aermacchi delle Frecce Tricolori e un aquilone… forse è meglio che chieda aiuto a qualcuno che ne sa più di me!

Massimo Giobbi, innanzitutto complimenti per questa bellissima manifestazione. Vedere i bambini con gli occhi rivolti al cielo correre entusiasti mi ha riempito il cuore di gioia, da genitore e da appassionato di volo non posso che ringraziati. Innanzi tutto, cosa è quella curiosa elica che hai sul tuo cappellino? ……il mio cappellino…. Se ci penso mi viene da ridere. La cosa curiosa è che tu mi parli di aquiloni e invece io ritorno al discorso degli elicotteri. Ho uno zio che per diversi anni ha lavorato alla Breda Nardi e di elicotteri me ne parlava spesso fin da piccolo e ci son salito sopra facendo visita alla fabbrica….l’amore è stato un attimo. A 7 anni mi regalarono un elicottero ed è stato il giocattolo più azzeccato che mi potessero fare… L’elica di quel giocattolo è il ricordo che ho più grande della mia infanzia è l’ho conservato fino a quando poi è nato il Twister Team, applicando l’elica sopra al mio cappellino giallo.

Parlavo di come tutti i mezzi volanti siano nati in qualche modo dal volo in aquilone, la tua passione per gli aquiloni da dove nasce? La passione del volo in generale era in me. Spesso mi capitava di lanciare per aria pupazzi, macchinine ma soprattutto di fare striscioline di carta e vedere come cadendo si comportavano. Al mare poi era facile incontrarmi con in mano un aquilone di cui ne conservo uno ( una losanga in plastica con il disegno di un’aquila) l’altro, il primo, invece, con il disegno di un elicottero non l’ho più ritrovato. Ho fatto il militare nel gruppo dei paracadutisti a Pisa riuscendo oltre a volare con aerei ed elicotteri a lanciarmi per la prima volta, bella sensazione. Poi un bel giorno nel 1991 conobbi una ragazza la quale amava trascorrere con la sua famiglia le vacanze estive ad Andalo in Trentino. Prati, vento, su non mancavano sicuramente e mi chiese se potevo comperarle un aquilone, dato che non lo aveva mai avuto….così feci e tra un aquilone, boomerang, elichette etc…mi portai. Sempre con lei ad un meeting a Rimini esco dall’hotel dove soggiornavamo e trovo 2 ragazzi che giocavano con gli aquiloni in spiaggia, ed erano aquiloni acrobatici ossia pilotabili.Ero stato fulminato da questo incontro. Da li a poco son riuscito a comprarmene uno anche io per me e uno per lei. Scoprii che il suo aquilone era possibile collegarlo in treno, se ne avessi avuti degli altri e da li a poco prima con la macchina da cucire di mia madre poi con una tutta mia , ho cominciato a cucirne uno, poi due e tre e via via ……la passione si è concretizzata. Nell’aprile 94 ho assistito al mio 1° festival degli aquiloni a Castiglione del Lago e l’hobby degli aquiloni è entrato nel mio dna…..

Sai Massimo, quando uno pensa agli aquiloni pensa ad un passatempo per bambini, ma qui ho visto molti bambini ma anche tanti altri che, anagraficamente parlando, non lo sono più: mi vuoi dire che l’aquilonismo è un vero e proprio sport? Si passa da far volare semplicemente aquilone per poi costruirlo con tecniche più o meno semplici, ci si trasforma da semplice autodidatta a professionista aquilonista e in quel momento, questo magnifico hobby si tramuta anche in sport . Ci sono diverse categorie di aquilonismo, tipo aquilone Statico (classico aquilone che una volta alzato in volo, il rocchetto lo puoi tranquillamente attaccare all’ombrellone), aquilone Acrobatico (possono avere diverse forme e presenta due o più cavi, i quali permettono di modificarne l’assetto e quindi pilotabili) e per ultimi aquilonismo da Trazione (aquiloni di varie misure formati da cassoni come quelli di un parapendio o come quelli per il kite-surf). I primi permettono di correre tramite un buggy, una macchinina a 3 ruote, su di un prato, terreni, strada, spiagge , mentre i secondi sull’acqua e sulla neve ). Quindi si può notare da un semplice hobby si passa ad uno sport vero e proprio..

C’è un’altra parola che mi rimbalza nella testa ed è “evoluzione”: come si sono evoluti gli aquiloni negli ultimi anni e come si passa da un semplice foglio con due stecche ai complessi aquiloni che abbiamo visto oggi? Gli aquiloni hanno avuto negli anni 90 un cambiamento repentino nella loro costruzione e nei materiali…si è passati dalla carta velina, acqua e farina come colla e a canne di bamboo come struttura a tessuti in spinnaker (poliestere intrecciato con vari strati di silicone) a strutture in fibra di vetro e al carbonio . Aquiloni molto resistenti e riutilizzabili per parecchi anni. Grazie alla tecnologia di oggi e studi approfonditi sulla costruzione degli aquiloni, siamo passati da oggetti semplici a costruzioni molto complesse e soprattutto di enormi dimensioni. Ci sono aquiloni che sfiorano anche i 200 mq di superficie dalle forme più disparate, tipo,per citarne una, il Geko dell’ingegnere neo-zelandese Peter Leen, famosissimo in tutto il mondo. Rimanendo invece su aquiloni di piccolo taglio, sempre affascinanti sono gli aquiloni acrobatici con i quali si possono eseguire coreografie in team o volendo singolarmente , disegnando nel cielo coreografie mozzafiato.

Manualità, passione, inventiva ed evoluzione sono tutti begli aggettivi ma vedo che oltre questo c’è dell’altro, ho visto uno dei partecipanti far volare tre aquiloni contemporaneamente con una tecnica ed un sincronismo pazzesco: chi è questa persona? La persona di cui parli si chiama  Giovanni Govoni ed è un  esperto in volo acrobatico multiplo, vale a dire riesce contemporaneamente a far volare 3 aquiloni utilizzando 6 cavi . I primi due cavi tramite la mano sinistra , altri due con la mano destra e per finire gli altri agganciati sul suo addome tramite una cinta e vi assicuro che lo spettacolo è assicurato. Una disciplina, la sua, che deriva dal canadese Ray Bethell, il quale, vista la sua anziana età, non può più venire in Italia , ma con il nostro amico Giò , il divertimento è assicurato.
Dunque non mi resta che dire a voi tutti venite a vedere una volta nella vita un festival degli aquiloni, non si sa mai che nasca in voi questa meravigliosa passione semplice spensierata e tra l’altro da trascorrere con la famiglia sempre e ovunque. ……..buon vento a tutti ………..
Max

Ciao Max e grazie per la tua disponibilità, oggi molti bambini hanno sognato e volato (anche solo con il pensiero) grazie a te!

Mi siedo sulla spiaggia e osservo Giovanni far volare i suoi aquiloni, ascolto attentamente il fruscio emesso dai sui tessuti, studio attentamente il sincronismo con cui li fa muovere in cielo e… si, per la prima volta, nei suoi movimenti e nelle forme dei suoi aquiloni vedo gli MB339 delle Frecce Tricolori che scolpiscono il cielo ritraendo forme semplici e perfette!

Buon vento a tutti!

Testo e immagini: Emanuele “Mané” Ferretti

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