L’attacco con armi chimiche nei sobborghi di Damasco, pianura di Ghouta, di mercoledì 21 Agosto, oltre a provocare più di 1000 morti tra i quali molti bambini, ha provocato lo sdegno dell’occidente che si sta schierando insieme agli Stati Uniti e al suo Presidente Barack Obama cercando una soluzione militare per dare un segnale forte al regime di Bashar al Assad.

L’operazione militare contro la Siria, che per gli Stati Uniti ormai è inevitabile, si annuncia come un intervento mirato e limitato nel tempo e negli obiettivi. Infatti le premesse non sono quelle di ribaltare il regime di Assad, ma solo quelle di dare al rais di Damasco una “lezione” al fine di evitare altre stragi tra la popolazione usando le armi chimiche.

Ad oggi un primo schieramento navale USA si è posizionato davanti le coste della Siria. Quattro Incrociatori lancia missili sono in stato di massima allerta, pronti a lanciare i propri missili Tactical Tomahawk contro obiettivi militari e politici, sensibili, in territorio siriano. Naturalmente fonti siriane ed iraniane hanno dichiarato che difenderanno il proprio territorio contro ogni azione occidentale.

La mappa sottostante mostra lo schieramento attuale intorno la Siria, sia delle forze USA che di quelle degli alleati occidentali, UK, Francia e Turchia, le prime tre nazioni alleate a dare il proprio appoggio agli USA in questa campagna. Molto probabilmente una pioggia di Tomahawk sarà lanciata dalle navi USA ed UK contro obiettivi militari e basi dell’Esercito e dell’Aeronautica siriana per abbattere la prima catena di comando e difesa aerea e per poter aprire un varco, più in sicurezza, alle forze aeree con velivoli convenzionali, che attaccheranno il resto degli obiettivi prefissati. Le fonti ipotizzano circa 3 giorni di bombardamenti aerei.
Le 4 unità navali USA di fronte alle coste siriane hanno a disposizione circa 90 missili cruise ognuna, missili che viaggiano a 500 miglia orari con testata bellica di 1000 libre ognuno, con capacità di navigazione satellitare a bassa quota di giorno come di notte ed in ogni condizione meteo, raggio di azione di circa 1300 miglia nautiche e capacità di attacchi chirurgici su obiettivi grandi come una finestra di un edificio con effetti devastanti.
Questi missili dal loro primo utilizzo nel 1991 hanno avuto un rateo di successo su attacchi diretti dell’85% e possono essere utilizzati da unità navali convenzionali, da sottomarini in immersione, da aerei da combattimento o da batterie terrestri, confermando l’estrema flessibilità di questo sistema d’arma.

Le forze militari alleate intorno alla Siria, in questo momento, comprendono un sottomarino nucleare classe Trafalgar della Royal Navy inglese (armato di 30 missili cruise), quattro incrociatori lancia missili della US Navy: il Mahan, il Ramage, il Gravely e il Barry; unità navali francesi sono già in zona. Gli Stati Uniti poi hanno schierato i missili da difesa aerea Patriot in Turchia ed in Giordania. Quest’ultima nazione ospita anche velivoli da combattimento americani insieme a truppe USA e Francesi che da mesi, come abbiamo potuto vedere personalmente, si stanno addestrando nel deserto. Inoltre sono pronti ad intervenire anche i due gruppi di battaglia delle portaerei Nimitz e Truman rispettivamente presenti nel Golfo Persico e nell’Oceano Indiano.
Inoltre sulla base inglese RAF Akrotiri di CIpro, stanno arrivando assetti militari inglesi ed americani come gli Eurofighter Typhoon e gli aerei spia U-2

Queste prime forze, insieme a probabili rinforzi, in caso di attacco dovranno comunque fronteggiare la difesa aerea siriana piuttosto ben equipaggiata con sistemi difensivi made in Russia.
Il rischio di un possibile scontro in Siria è anche l’intervento diretto od indiretto che sarà dell’Iran che insieme alla Russia è il principale alleato di Assad.

Nel frattempo i siriani tramite il Syrian Electronic Army, un gruppo di hacker pro-Assad, ha attaccato con successo i siti web di Twitter, del The New York Times e dell’Huffington Post UK. Gli attacchi al nome DNS dei siti web sono stati fermati solo dopo alcune ore, duranti le quali ad esempio digitando l’indirizzo del new york times si veniva reindirizzati su una pagina del SEA il Syrian Electronic Army.

Per quanto riguarda l’Italia, al momento il nostro paese sta attendendo chiarificazioni da parte della missione degli osservatori ONU in Siria, spingendo per una soluzione, della guerra civile, politica piuttosto che militare, ma sempre nell’ottica di un intervento delle Nazioni Unite. Anche per un eventuale accordo sull’utilizzo delle nostre basi aeree per le missioni di guerra degli alleati, o per il supporto logistico di quest’ultime il nostro paese al momento è in attesa di decisioni da parte del Consiglio di Sicurezza dell’ONU.
Nonostante la prima decisione di schierarsi con gli USA, forse inaspettatamente, il governo inglese di Cameron ha incassato un no dal Parlamento all’attacco alla Siria, ed anche il presidente Hollande in Francia auspica per una soluzione politica. Gli Stati Uniti sarebbero comunque pronti a colpire da soli, ma le ultime notizie dell’intelligence USA parlano di difficoltà di collegamento tra Assad e l’attacco chimico.

Staremo a vedere nei prossimi giorni come evolverà la situazione, e se l’attacco slitterà o verrà effettuato dagli Stati Uniti con o senza l’aiuto dei suoi alleati.

Immagini: Business Insider

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