L’Air Tattoo è una manifestazione incredibile: se solo venisse svolta in una nazione con un clima più stabile, rappresenterebbe la perfezione.

E’ un mix di organizzazione ed  efficienza british-style all’interno di una base ben curata dotata di piazzali enormi che consentono agli aeroplani esposti di avere il giusto spazio tra loro a beneficio del pubblico, fotografi ed addetti ai lavori.

Vi sono tante aree ristoro e di divertimento,  chalets e banchetti che spaziano da aeromodelli, gadgets, abbigliamento in tema e home-made whisky scozzese, per terminare con artigiani che offrono i loro splendidi intarsi  in legno rigorosamente a tema aviatorio.

Insomma, si respira un mix di militaria, sagra paesana, scampagnata di famiglia e naturalmente l’atmosfera tipica da air show pervade tutto.

Nemmeno il lato benefico viene trascurato, parte degli introiti vengono devoluti a scopi benefici e la RAF Charitable Trust è parte integrante dell’organizzazione.

“The Royal Air Force Charitable Trust is the youngest member of the Royal Air Force family and has had a significant and positive impact on the lives of many people. Our strength lies in our ability to support such a wide range of projects and initiatives benefiting RAF serving personnel (both regulars and reserves), cadets and other young people and veterans.”

Questa frase compare nei pannelli di fronte alle aree a loro riservate e ne è l’introduzione sul sito ufficiale dello Show.

La base è dotata di un servizio Wi-Fi gratuito a disposizione, di bus-navetta che fanno la spola tra i punti più lontani dell’area pubblica per evitare lunghe scarpinate al pubblico, servizi per disabili eccellenti. E’ vero, si paga ed importanti sponsor contribuiscono a rendere l’International Air Tattoo un evento incredibile, ma quando hai servizi di tale livello e lo spettacolo a terra ed in volo lo è altrettanto, sono sterline ben spese.

Lo showground dedicato agli aerei cargo Lockheed inizia subito dopo lo spazio in cui è allestita la statica del “concorrente” e tribolato Airbus A-400M, ovviamente con livrea RAF e dove, tra diversi Hercules di ogni età e colorazione si trova quello della Pakistan Air Force (PAF), in versione special livery per l’occasione.

Si tratta di un vero veterano, un Lockheed  L-100 (s/n 4144), versione ex-civile del C-130 Hecules e riconoscibile per l’assenza dei finestrini bassi sotto le vetrate principali della cabina di pilotaggio. Questo esemplare  è stato costruito nel 1966, cinquant’anni fa.

Lo stesso aereo partecipò all’edizione 2006, dieci anni or sono, anno che coincise con l’ultima apparizione della PAF in quel di Fairford; l’aereo in quella l’occasione vinse 3 trofei. Il mezzo è ancora dotato dei cablaggi ed attacchi per i decolli assistiti da razzi Jato e gli interni sono praticamente gli stessi di sempre. La stiva è stata allestita con pannelli illustranti l’attività del reparto, ma un’area è coperta e non accessibile.

Chiedo il permesso ai gentilissimi avieri  per visitare l’interno dell’aeromobile e scambiare due parole con l’ufficiale in comando.

Dopo le strette di mano di rito e le presentazioni, il Colonnello (mi ha richiesto espressamente di non citare il suo nome e lo ringrazio  per la disponibilità e la squisita cortesia) mi guida intorno al velivolo per una presentazione dello stesso e soprattutto dell’attività che sta svolgendo.

Leggo orgoglio nei suoi occhi, esperienza senza eguali e molta competenza. Un piacere ascoltarlo. Il veterano dei cieli ed il suo equipaggio  hanno avuto (e certamente stanno avendo) esperienze “combat” in un teatro impegnativo come quello dell’area in cui devono operare per assecondare i compiti istituzionali della PAF.

L’Hercules è impegnato nell’Operazione Zarb-e-Azb per marcare da alta quota obiettivi a terra in favore degli aerei d’attacco. Sulla fusoliera, campeggiano alcuni slogan che ben identificano la missione ai quali avieri ed aereo viene richiesta: “Nothing is Beyond my Reach” e “Ready to Respond”.

Il grande timone di coda è dipinto in arancione e sotto l’aquila bianca dipinta nella parte alta, sono rappresentati l’essenza del ruolo dell’Hercules e dei suoi uomini.

Zarb-e-Azb, (che potrei tradurre dando un senso antico al nome dell’operazione come “separare i buoni dagli sleali”, anche se in inglese viene tradotto come “sharp and cutting strike”) è un’offensiva militare congiunta condotta dalle Forze Armate del Pakistan contro vari gruppi armati. L’operazione, tutt’ora in corso, ha lo scopo di  stanare i guerriglieri stranieri e locali che si nascondono nel Nord Waziristan.

Non occorre essere esperti di geopolitica per comprendere quanto sia difficile e delicata la missione del 6° Squadron nel quale sono inquadrati equipaggio ed Hercules; la zona tribale del Pakistan è turbolenta, da sempre ha goduto di autonomie che sfuggono al nostro modo di pensare e di valutare gli eventi e le contraddizioni che pervadono il Pakistan, travolto prima dall’invasione sovietica dell’Afghanistan, poi l’arrivo dei Talebani, Al-Qaeda e la guerra al terrorismo lanciata dall’amministrazione Americana con il supporto della NATO.

Il Pakistan è in una posizione strategicamente delicata, attore negli eventi regionali e soprattutto potenza nucleare.

Che Zarb-eAzb sia comunque un successo, un altro numero parla chiaro: il numero di attentati e vittime dal 2008 ad oggi è sceso drasticamente, ed un decisivo contributo è stato portato dall’Hercules presente al RIAT e naturalmente dal suo equipaggio.

Il 6° Squadron è il più vecchio tra le forze da combattimento della Pakistan Air Force, essendo uno dei nove gruppi di volo dell’allora Royal Indian Air Force e che prese parte alla II Guerra Mondiale. Rischierato nel Dicembre del 1942 a Trichinopoly, nell’area di Madras (India), operò essenzialmente nella ricognizione tattica con i propri Hawker Hurricane (nella foto la versione Sea Hurricane 1b).

Il reparto venne insignito di 3 Distinguished Flying Cross, onorificenze ottenute per l’impeccabile e fondamentale apporto che gli uomini e mezzi del 6° hanno fornito a Burma contro i giapponesi. Finita la guerra, i Supermarine Spitfire Mark VIII e XIV rimpiazzarono i vecchi Hurricane.

Poco prima che venisse sancita l’indipendenza del Pakistan, il reparto venne dispensato dai compiti di supporto tattico e venne riequipaggiato con i Douglas C-47 Dakota. Questo cavallo da tiro, di cui qualche esemplare vola ancora in qualche parte del mondo, ha segnato la storia del 6° portando in volo il fondatore del Pakistan moderno, Quaid-e-Azam Mohammad Ali Jinnah.

Nel 1948 il reparto venne riequipaggiato con il bimotore Bristol Freighter, monoplano ad ala alta sviluppato dall’azienda britannica Bristol Aeroplane Company. Il ruolo cambiò nuovamente ed il 6° Squadron ebbe come missione primaria il trasporto tattico a medio raggio ed anche il bombardamento al suolo.

Sempre nel 1948 in uno dei tanti scontri con l’India nella turbolenta e contesa regione del Kashmir, il Bristol Freighter ebbe un ruolo fondamentale nella giovanissima PAF. Il principale cavallo da tiro del 6° Squadron, il Lockheed C-130 Hercules venne invece introdotto nel lontano 1963.

Le capacità dell’Hercules ampliarono le possibilità di trasporto della PAF, ed il reparto rimase fondamentale nei periodi di Pace che in quelli di conflitto armato. Nel corso della Guerra del 1965, gli Hercules del 6° vennero modificati in bombardieri, pur mantenendo le proprie capacità di trasporto.

Altre operazioni militari coinvolsero il 6°, nel 1970, 1971 e nei primi anni ’90, senza dimenticare il supporto ai tests nucleari del 1998 spostando uomini e materiali fissili anche in assetto da combattimento.

Non ci sono state solamente operazioni belliche nella storia del 6° Squadron: i terremoti nel sud-est asiatico e ed il devastante Tsunami di pochi anni fa videro gli uomini e mezzi del reparto impegnati nel soccorso e trasporto umanitario alle popolazioni colpite.

Nel 2014, la minaccia terroristica alzò il livello dello scontro in Pakistan: gruppi terroristici emersi al termine dell’invasione sovietica dell’Afghanistan, ed altre forze oscure interne allo stato islamico, videro il Pakistan diventare facile bersaglio dei gruppi armati.

Nei cieli, i C-130 del 6°, opportunamente modificati per adempiere al ruolo ISR (Intelligenze, Surveillance, Target Aquisition and Reconneissance), supportarono i commando e le truppe di terra impegnati nell’operazione Zarb-e-Azb, oltre a marcare i targets per i caccia americani Lockheed (General Dynamics) F-16.

Gli aerei, veri veterani, imbarcarono data link per la trasmissione in tempo reale dei dati e delle immagini del campo di battaglia, disegnatori laser per il targeting, il tutto messo a disposizione dei caccia-bombardieri e delle truppe di terra, oltre a fornire il damage assesment dopo le missioni di strike a terra.

Saluto  il gentilissimo l’ufficiale pakistano, è stato un onore per me trascorrere del tempo con un ufficiale di tale esperienza e averlo ascoltato, seppur per quanto ha potuto pubblicamente illustrarmi per evidenti ragioni di sicurezza e riservatezza. Mi auguro di poter prendere un tè insieme in un futuro prossimo, magari nuovamente al RIAT e rivedere naturalmente il veterano L-100 Hercules della PAF, vera star tra gli spotters.

Testo e immagini: Gianluca Conversi
Immagini Spitfire: D.O.

Rispondi