La US Air Force ha recentemente approvato il cambio di “qualifica” ad otto gruppi di volo equipaggiati con i velivoli a pilotaggio remoto Predator. Questi gruppi di volo cambieranno da “reconnaissance squadrons” ad “attack squadrons”.

La nuova designazione sostanzialmente non cambierà la missione primaria degli squadrons basati sulle basi aeree di: Holloman Air Force Base, New Mexico; Whiteman AFB, Missouri e Creech AFB, Nevada. Queste unità continueranno ad effettuare missioni di real-time intelligence, sorveglianza, ricognizione, close air support e post-operation battle damage assessment.

Precedentemente a questa decisione i gruppi di volo equipaggiati con gli UAV MQ-9 Reaper erano già stati designati “attack squadrons”, mentre i gruppi di volo con gli UAV MQ-1 Predator erano designati “reconnaissance squadrons”. Ora la decisione di allineare tutti i gruppi di volo come “attack squadron” dovrebbe anticipare la transizione dell’intera flotta Predator alla versione MQ-9, versione in grado di supportare efficacemente le operazioni militari che comportano anche  l’attacco di obiettivi terrestri.
La versione MQ-9 Reaper è equipaggiata con un designatore laser per l’impiego di armamento di precisione contro i bersagli terrestri, come le GBU – Guided Bomb Unit 12 Paveway II. Inoltre il velivolo ha un radar ad aperura sintetica per il futuro utilizzo delle GBU-38 Joint Direct Attack Munitions, e può trasportare fino a quattro missili a guida laser AGM – Air-to-Ground Missile 114 Hellfire.

Dai primi rischieramenti sui Balcani, i velivoli a pilotaggio remoto dell’USAF hanno partecipato a tutti i teatri operativi nei quali sono state impegnate le forze armate americane con un elevatissimo rateo di impiego e di richieste di utilizzo a supporto delle operazioni militari, risultando così, oggi, un assetto assolutamente indispensabile per combattere il terrorismo e gli estremismi.
L’aviazione degli Stati Uniti è impegnata da tempo nella graduale transizione al MQ-9 Reaper, ma gli impegni operativi nei teatri di guerra e i vincoli di bilancio hanno sempre rallentato il programma originale. L’USAF lo scorso agosto 2015 aveva confermato che avrebbe accantonato i circa 130 MQ-1 Predator, in servizio, al Boneyard entro il 2018, ad eccezione delle stazioni di controllo a terra che rimarranno operative per gestire gli MQ-9.

Anche per quanto riguarda l’Italia, l’utilizzo dei Predator dell’Aeronautica Militare nel campo della ricognizione, sorveglianza e intelligence è particolarmente richiesto sia sul territorio nazionale (accordo siglato tra Aeronautica Militare, Carabinieri e Polizia di Stato per uso del Predator) sia dagli alleati NATO impegnati in Medio Oriente. Ricordiamo che in Europa l’Italia detiene il maggior know-how operativo, tecnico ed addestrativo nell’impiego del Predator che è in servizio presso il 28° Gruppo APR del 32° Stormo.

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