In un’era “all low visibility” , i colori sgargianti e le insegne di reparto e nazionalità di grandi dimensioni sono una vera rarità ed una gioia per i nostri occhi…all’interno di una base della Guardia Costiera, sembra di ritornare indietro negli anni ciò grazie proprio alla particolare livrea adottata dagli aeromobili, una vera esplosione cromatica!

elicottero aw-139 nemo guardia costiera
aerosoccorritori della guardia costiera

In questa occasione siamo ospiti del 2° NAGC Catania per effettuare un volo addestrativo S.A.R. nelle acque dello Jonio, simulando una ricerca e recupero naufraghi a bordo di un AW139 (Nemo) della 2^ sezione Elicotteri e l’ausilio di aerosoccorritore.

Le origini del ” Nucleo Aereo 2” inizialmente equipaggiato con il velivolo bi-turboelica P-166 DL-3 SEM risalgono al Maggio 1989 con inizio dell’attività operativa nel Settembre dello stesso anno; in seguito con la costituzione della Base Aeromobili Guardia Costiera Catania nell’Aprile 2008, la componente aerea originaria assume la denominazione di “2° Nucleo Aereo” e sul sedime di Catania Fontanarossa vengono assegnati gli elicotteri AB-412 seguiti dall’ATR-42 MP e Piaggio P-180 ed infine il nuovo AW-139.

L’attività operativa della Base Aerea Etnea comporta interventi ben oltre la giurisdizione della Direzione Marittima della Sicilia Orientale, essendo di fatto al servizio di tutte le Autorità Marittime e Capitanerie di Porto dell’Italia meridionale ed insulare pur mantenendo come teatro operativo primario il Mediterraneo meridionale; il naufragio del traghetto Norman Atlantic occorso nel Dicembre ultimo scorso, ove l’eccezionale professionalità degli uomini del 2° NAGC Catania ha contribuito al successo dell’operazione di salvataggio dei passeggeri e dei membri dell’equipaggio, è la riprova dell’estrema flessibilità e preparazione operativa raggiunta dal reparto.

Se a ciò si aggiunge nel contempo l’impegno profuso gionalmente negli interventi di soccorso portati a favore dell’incessante flusso di migranti, sempre più spesso in serie difficoltà, nelle acque del “Mare Nostrum” lo sforzo operativo degli uomini del reparto risultà ancora più evidente. Non ci dilunghiamo oltre sui compiti istituzionali degli uomini e mezzi del 2° NAGC in quanto è stato da noi già stato trattato in precedenti reportage sempre su “Aviation Report” e quindi ritorniamo alla nostra “missione” SAR a bordo dei “Nemo”.







Giunti in base di buona mattina, la nostra misssione sarebbe iniziata intorno le 10,00, ci siamo subito resi conto che le condimeteo non erano dalla nostra … foschia diffusa e previsioni di pioggia nella nostra area “operativa” non lasciavano spazio a dubbi!
Di contro l’accoglienza calorosa, la frugale colazione offertaci al Bar del Circolo della base e le news relative ad una “apertura” meteo, non ci fanno perdere il buon’umore. Si va al breafing e, nell’attesa della agognata “apertura” meteo, iniziamo a scambiare quattro chiacchere con gli equipaggi circa il nostro volo e su alcuni aspetti del loro lavoro.

Da questo scambio di domande e risposte , tanto informale quanto spontaneo ed amichevole, nasce una sorta di approfondimento di alcuni punti, e data la natura della nostra visita ci piace riportare alcuni passaggi a mo’ di “intervista” fuori dai canoni tradizionali.

Esiste un fattore discriminante che determina l’intervento del 2° NAGC?
In realtà non esiste un vero e proprio fattore discriminante per l’intervento dei mezzi aerei assegnati al reparto. In generale, data l’ampia versatilità di impiego degli aeromobili del Corpo, si può senza dubbio affermare che il Reparto è chiamato ad intervenire nelle situazioni più complesse, quando cioè l’elevata professionalità dei suoi uomini e le numerose capacità degli assetti in dotazione sono richiesti per la buona riuscita della missione, altrimenti impossibile da compiere.

A quali esercitazioni partecipate come reparto…
Il 2° NAGC è impegnato costantemente in esercitazioni volte ad approfondire e mantenere elevati gli standard addestravi degli equipaggi, al fine di garantire la necessaria prontezza operativa richiesta in caso di emergenza reale, quindi, accanto alle normali missioni di addestramento e di mantenimento qualifiche a favore degli equipaggi il reparto partecipa ad esercitazioni volte anche ad approfondire la sinergia operativa con le altre specialità del soccorso in mare del Corpo..
Il contributo anche internazionale della attività della Guardia Costiera Italiana e la sua posizione di spicco nel campo delle attività di ricerca e soccorso nel bacino del Mediterraneo vedono, il 2° NAGC inserito nel contesto di esercitazioni complesse in collaborazione con assetti aeronavali stranieri, sia appartenenti a Paesi della Unione Europea, siaa quelli di anzioni non comunitarie; in tal senso, va quindi inquadrato il coinvolgimento dei mezzi e degli equipaggi, in forza al reparto, in esercitazione su scala internazionale quali la “SQUALO”, la “CANALE” o la “CERNIA”, dove la collaborazione ed il coordinamento tra assetti appartenenti a diverse nazionalità diviene il vero “focal point”.
Lo scorso anno sul finire della stagione estiva il 2° NAGC ha partecipato, tra le altre, all’edizione 2014 della esercitazione “SQUALO” tenutasi a Cagliari rivolta ad operare in sinergia con i membri degli equipaggi delle componenti Navali. In ultimo, ma non per questo ultimo, bisogna ricordare anche le esercitazioni volte a tenere alti gli standard di impiego operativo in occasione dei cosiddetti “eventi grandi numeri”, che simulano incidenti aerei e/o calamità naturali nelle zone costiere.

Quante ore sono state volate dal 2° NAGC, per linea volo, nel 2014?
Ala fissa 1000 ore operative 300 addestrative;
Ala rotante 350 ore operative 450 addestrative;

Da quante persone è composto un equipaggio SAR, per linea volo, e di che tipo di qualità fisiche, umane e tecniche deve essere provvisto?
La composizione e la consistenza di un equipaggio SAR variano in base al mezzo aereo impiegato ed al profilo di impiego richiesto dal contingente scenario operativo. Il velivolo di pattugliamento a lungo raggio ATR 42 MP in configurazione SAR si compone in genere di sette elementi: due piloti, responsabili della condotta della missione e dell’aeromobile, un coordinatore tattico, deputato alla raccolta di informazioni dagli enti esterni ed alla pianificazione della sortita, due operatori, incaricati di gestire i sistemi di bordo, e due specialisti, necessari per la gestione delle incombenze tecniche a bordo del mezzo aereo.
Per quanto riguarda, invece, gli aeromobili ad ala rotante, l’equipaggio SAR è tipicamente composto da quattro militari: due piloti, responsabili della condotta della missione e dell’aeromobile, un operatore, incaricato della gestione del verricello e dei sistemi operativi ed un aerosoccorritore, che invece rappresenta l’addetto al recupero del personale pericolante su terra, in acqua o su imbarcazione. In caso di richiesta di evacuazione medica, inoltre, l’equipaggio può essere integrato da personale medico appositamente addestrato per questa particolare tipologia di impiego.
Le qualità psicofisiche richieste sono quelle previste dai protocolli di idoneità definiti dalle normative che disciplinano i profili di impiego delle differenti specialità, accertati periodicamente presso gli istituti medico legali della Marina Militari e dell’Aeronautica. Le capacità tecniche sono invece conseguite in seguito alla frequenza dei corsi di addestramento propedeutici all’impiego operativo e mantenute in efficienza con frequenti attività addestrative e periodici controlli valutativi.
Il fattore umano resta però uno degli aspetti cardine della attività di ogni militare in forza alla Componente Aerea del Corpo e viene maturata con l’esperienza quotidiana nel compimento di un complesso ma gratificante servizio. La capacità di lavorare in squadra e di convogliare efficacemente le proprie energie e capacità con quelle delle altre figure professionali che compongono l’equipaggio costituiscono requisito imprescindibile per chiunque voglia ambire ad essere parte del Servizio Aereo della Guardia Costiera.





Piloti: come si diventa pilota della Guardia Costiera?
Il percorso per diventare Piloti della Guardia Costiera è lungo ed impegnativo; è infatti necessario accedere al ruolo Ufficiali della Marina Militare del Corpo delle Capitanerie di Porto, per poter ambire alla qualifica di pilota della Guardia Costiera. Tutto ha quindi inizio con un concorso estremamente selettivo, che apre le porte per la frequentazione dell’Accademia Navale di Livorno, ente esclusivo per la formazione degli Ufficiali della Marina Militare Italiana. I candidati che intendono continuare il loro percorso professionale con l’obbiettivo di divenire pilota della Guardia Costiera provengono da quelli ammessi alla frequentazione dei Corsi Normali dell’Accademia o da quelli invece inquadrati come Allievi Ufficiali Piloti di Complemento.
Gli Ufficiali dei Corsi Normali partecipano ad una ulteriore selezione al termine dei cinque anni di indottrinamento militare ed universitario previsto per gli Ufficiali del Ruolo Normale del Corpo, mentre gli Allievi Piloti di Complemento finalizzano l’intero percorso formativo, svolto in Istituto, alla preparazione per l’invio presso le scuole di volo.
Il personale così individuato viene destinato alla frequentazione dei corsi di pilotaggio presso gli istituti di formazione della US NAVY in Florida e Texas, dove è richiesta la partecipazione, con profitto, all’iter addestrativo previsto per i piloti militari degli Stati Uniti. Dopo circa due anni di intenso impegno, profuso accanto agli allievi piloti americani e delle altre Nazioni della NATO che frequentano i corsi di volo, i candidati giudicati idonei conseguono le agognate Wings of Gold, che schiudono le porte del mondo aeronautico ai nuovi piloti della Guardia Costiera. Il percorso addestrativo è però ben lontano dal concludersi.
I piloti destinati alle linee ad ala fissa, infatti, proseguono il training presso i Reparti e presso il Nucleo Addestramento Ala Fissa di Pescara, dove vengono indottrinati ai fini di conseguire le abilità particolari richieste per l’impiego dei mezzi aerei del Corpo e le conoscenze necessarie al particolare impiego operativo loro richiesto. I piloti di aeromobili ad ala rotante, invece, partecipano ai corsi dell’Aeronautica Militare presso il 72° Stormo di Frosinone, unico centro in Italia deputato al rilascio dell’abilitazione di pilota militare di elicottero; solo dopo il completamento, con profitto, di questa nuova sfida, questi giovani piloti della Guardia Costiera seguiranno l’analogo iter dei colleghi destinati alle linee ad ala fissa, presso il Nucleo Addestramento Ala Rotante di Sarzana e presso i Reparti di destinazione.

Aerosoccorritori : gli “angeli” in tuta arancione dove vengono addestrati e quanto dura il corso ARS?
L’aereosoccoritore o ARS marittimo è uno specialista aeronautico impiegato in attività di ricerca e soccorso condotte da aeromobili attraverso il diretto intervento in operazioni di salvataggio e di recupero naufraghi, anche mediante l’abbandono del mezzo impiegato, qualora richiesto dalla situazione in atto. Gli aerosoccorrittori vengono selezionati fra il personale delle Capitanerie di Porto facente parte degli equipaggi fissi di volo. L’ attitudine a svolgere questo ruolo è comprovata con delle prove inerenti le abilità ginnico natatorie del candidato, altamente impegnative e selettive. Il corso è diviso in una fase teorica ed una pratica ed ha una durata di novanta giorni calendariali, compresi gli esami finali, da svolgersi presso il Nucleo Addestramento Ala Rotante a Sarzana.

Andiamo sul personale: non è facile decollare ogni volta coscienti del pericolo a cui si va incontro pensate mai a ciò?
Beh, come si può rispondere ad una domanda del genere senza cadere nel banale e scontato…il lavoro svolto quotidianamente dalle donne e dagli uomini della Componente Aerea della Guardia Costiera è costante ed impegnativo anche se “discreto” e lontano dai riflettori. Vengono richiesti, infatti, elevati standard professionali a tutto il personale ad ogni grado e ruolo, sia sotto il punto di vista psico-fisico che della preparazione: ogni appartenente alla “Componente” è consapevole dell’importanza del proprio ruolo e del supporto che deve fornire al fine di ottenere un sinergico modus operandi. Quando si indossa la tuta di volo bisogna essere consapevoli di riuscire a fare la “differenza” in certe situazioni… per fare ciò bisogna crederci ogni momento!

Ogni missione ed ogni salvataggio è una storia a se…un ricordo particolare che conservate dentro?
Senza ombra di dubbio, l’aspetto più importante di un Reparto Operativo è il compimento della missione con successo! Nell’ambito delle molteplici tipologie di missioni a cui il 2° NAGC è chiamato a prestare il proprio contributo, un ruolo fondamentale e predominante è quello della salvaguardia della vita umana in mare. In tale ottica compiere la missione “con successo” significa aver prestato soccorso a vite umane…significa aver strappato da destino avverso bambini, donne e uomini coinvolti in tragici eventi… significa aver dato la speranza a genitori, famiglie o talvolta intere collettività…la gratitudine intrinseca che scaturisce dal sorriso di un bambino, dall’abbraccio di un genitore, dalla forte stretta di mano di un pescatore, è un momento indescrivibile a parole, ma che ti assicuro rimane ricordo indelebile in ognuno dei singoli membri di un equipaggio.

Avremmo continuato ancora, ma la nostra interessante conversazione viene interrotta dalla comunicazione di prepararsi per andare in volo, infatti “l’apertura” meteo tanto attesa pare arrivata.
Dalla “C.O.C.A.” raggiungiamo l’hangar della 2^ sezione Elicotteri dove indossiamo le imbracature e le attrezzature d’emergenza; dopo averci illustrato le procedure di sicurezza da seguire in caso di emergenza, ed aver assicurato la nostra attrezzatura fotografica ci imbarchiamo sull’ AW139 “Nemo 2” dove a bordo, pilota e secondo hanno già iniziato la check-list pre volo.










Della “partita” fanno parte l’ARS e un’operatore al verricello entrambe figure indispensabili per una missione SAR in mare… insomma equipaggio al completo!
Anche noi veniamo assicurati ai seggiolini vicino al portellone, e alla mia destra noto il P166-DL3 “Orca 3” anche’sso attorniato dagli specialisti che seguono l’avvio motori e che poco dopo rulla, e decolla per una missione di monitoraggio ambientale.
Avviati in sequenza i motori anche noi siamo pronti… in cuffia possiamo seguire le comunicazioni radio tra Catania torre e “Nemo 2” e finalmente arriva “l’autorizzati al decollo”, pista in uso 08, brevissimo rullaggio ed eccoci in volo.

La nostra missione prevede una simulazione di ricerca e salvataggio naufraghi in mare, mediante l’intervento dell’ ARS “verricellato” sul target… questo è uno dei diversi profili di intervento in cui sono chiamati ad operare gli equipaggi dei reparti volo Guardia Costiera. Facciamo prua in direzione della nostra zona “operativa” e nonostante la pronosticata apertura meteo non da segno di se e la foschia densa e vento a raffiche la fanno da padroni, l’AW 139 si dimostra una piattaforma davvero eccezionale per stabilità! Sotto di noi uno spumeggiante e abbastanza mosso mare da spettacolo, apprendiamo di li a poco che il moto ondoso è pari a forza 3/4, e ciò ci fa rendere conto in quali condizioni meteo operano spesso e volentieri gli equipaggi.

Noi facciamo il nostro “mestiere” provando a cogliere attraverso l’obiettivo ciò che ci si prospetta davanti con una successione di scatti, mentre l’equipaggio fa il proprio, portando il mezzo nella zona convenuta per la missione prevista! In cuffia ci avvisano che anche “Orca 3”, portata a termine la propria missione, si unisce alla nostra esercitazione…non potevamo sperare di meglio ed infatti poco dopo la sagoma inconfondibile del P166-DL3 sfila velocemente a ore 3.
Con il moto ondoso che non accenna a diminuire d’intensità, inizia la simulazione; l’ARS ricontrollato l’equipaggiamento indossa la maschera e pinne, si aggancia al moschettone del verricello portandosi verso il portellone destro…l’AW139 si posiziona sopra il presunto target, mantenendosi in hovering a circa 40 ft dal mare… l’operatore al verricello, in costante contatto radio col pilota, procede sicuro mentre l’ARS viene “filato” fuori bordo a simulare il recupero di un naufrago… una, due tre volte l’ARS ripete l’operazione di salvataggio nonostante un discreto vento laterale.

“Orca 3” circuita effettuando passaggi a bassa a quota per verificare e segnalare eventuali altri naufraghi nel flutter marino. Tutto si svolge con estrema professionalità e sicurezza tanto da far apparire semplice ciò che in realtà è frutto di anni di preparazione ed esperienza maturate in operazioni reali, dove nulla può essere lasciato al caso! Non possiamo far a meno di notare ed apprezzare la sinergica simbiosi con cui l’equipaggio interagisce, ognuno concentrato nel proprio ruolo ma pronto a cogliere qualsiasi mutamento e reagire immediatamente per portare a termine la missione.
In cuffia ascoltiamo i dialoghi tra i vari membri dell’equipaggio; quota, livellamento, vento, correzione, giri del motore, ARS fuori, ARS recuperato… tutte informazioni che vengono scandite durante le fasi del salvataggio! L’ARS è ormai a bordo al sicuro insieme ai “naufraghi” salvati…missione compiuta! I momenti di concitazione, professionalmente gestita, sono passati ed anche “Orca 3” , dopo un’ultimo passaggio basso, e confermando l’assenza di ulteriori naufraghi, batte le ali in segno di saluto e vira in direzione terra ferma. Ne approfittiamo per fare ancora qualche scatto giusto per rendervi conto delle condizioni marine…e pensate che l’ARS ci ha confidato “questo non è mare pericoloso!”

Crediamo alla sua valutazione, certi che nel suo “carnet” operativo abbia visto ed affrontato situazioni peggiori; mestieraccio da niente il suo ma denso di soddisfazioni, penso fra me e me.
Riflettendo su queste considerazioni sorvoliamo un mercantile e, poco dopo, con la pista di Fontanarossa dritta di prua mi rendo conto che il nostro volo è giunto alla conclusione.
Nel piazzale del 2° NAGC gli specialisti ci attendono e sono pronti a prendersi cura di “Nemo 2”… atterriamo e scorgiamo il P166 DL-3 pronto al decollo per un’ennesima missione al largo delle coste di Gela.

In condizioni normali il ”nostro” AW 139, dopo un volo sul mare, sarebbe stato sottoposto al lavaggio ma un nuovo intervento, stavolta reale, ci da appena il tempo di sbarcare e allontarci dal piazzale per permettere ai tecnici di terra di effettuare le operazioni di rifornimento. Occasione ghiotta a cui avremmo voluto partecipare ma, le nostre autorizzazioni non lo prevedono…ma non escludiamo un ritorno!

aw-139 nemo guardia costiera

p-166dl3 guardia costiera

Il Comandante del 2° Nucleo Aereo Guardia Costiera Catania
Il Capitano di Fregata Antonio Prencipe, di San Giovanni Rotondo (FG), laureato in Scienze dell’Informazione ha frequentato l’Accademia Navale nel 1988 come Ufficiale di Stato Maggiore.
– Nel 1994 transita nel Corpo delle Capitanerie di Porto ed assegnato al comando navale di “Walter Fachin” presso la Direzione Marittima di Bari.
– Nel 1998 ha frequentato il corso di pilotaggio nella scuola U.S. Navy. ed al rientro è stato assegnato tra il 2000 ed 2003 al 2° Nucleo Aereo Guardia Costiera di Catania ricoprendo gli incarichi di Capo Ufficio Operazioni ed Infrastrutture.
– Dal 2003 al 2004 ha comandato il Circondario Marittimo di Corigliano Calabro (CS) e rientrato ai Reparti di Volo presso il 3° Nucleo Aereo G.C. di Pescara ha svolto l’incarico di Capo Servizio Operazioni e Comandante in II^.
– Dal 25 Settembre 2011 al 22 Novembre 2013 ha assunto l’incarico di Comandante il 3° Nucleo Aereo Guardia Costiera di Pescara.
– Il 28 Novembre 2013 ha assunto l’incarico di Comandante il 2° Nucleo Aereo Guardia Costiera Catania.

Gli autori e Aviation Report desiderano ringraziare per il supporto, disponibilità e cortesia :
– Comando Generale Guardia Costiera ROMA
– CV (CP) Alfio Di Stefano C.te la Base Aeromobili Guardia Costiera Catania
– CF (CP) pilota Antonio Principe C.te il 2° NAGC Catania
– CF (CP) Massimo Ridolfo Capo Sezione Relazioni Esterne
Un sincero ringraziamento va a tutto il personale del reparto.

Testo: Gianni Scuderi
Immagini: Gianni Scuderi, Alessandro Palantrani, e Giorgio Ciarini

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