I primi giorni di Giugno il Mirage 2000BG greco codice “204” è precipitato per avaria tecnica nel Mar Egeo orientale mentre era in volo tra le isole di Samos e Fourni durante una missione addestrativa di routine insieme ad altri tre velivoli.

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Secondo i dati conosciuti l’aeroplano dovrebbe essere in carico al 332 Fighter Squadron “Hawk” (Geraki), uno dei due gruppi volo del 114 Combat Wing che opera sulla base aerea di Tanagra.

L’incidente ha colto l’Aeronautica Militare Greca (Elliniki Polemiki’ Aeropori’a – EPA) il giorno dopo un altro grave incidente che ha visto però coinvolto un F-16 che ha preso fuoco in decollo dalla base aerea di Souda Bay (Creta), per fortuna senza conseguenze per l’equipaggio.

I due piloti del delta francese si sono lanciati con successo e sono stati recuperati poco dopo da una nave militare greca che si trovava nelle vicinanze e trasportati quindi, con un C-130, all’ospedale militare di Atene.
Dopo una prima immediata ispezione da parte dei sub specializzati della Marina Militare Greca, il velivolo precipitato è risultato in condizioni di “conservazione” piuttosto buone, non evidenziando alcun tipo di (visibile) esteso danneggiamento tanto che il Ministero della Difesa Greco ha valutato opportuno recuperare l’aeroplano per poi decidere il da farsi .

Da un’analisi delle immagini del recupero sopra citato (fonte quotidiano Repubblica.it e Aeronautica Miilitare Greca) – e che riportiamo all’attenzione dei lettori – è possibile sincerarsi di quanto sopra scritto; inoltre pare di capire che la profondità a cui il Mirage è affondato non fosse così elevata da rendere impossibile il recupero.
Sempre osservando le immagini possiamo affermare con ragionevole certezza come l’impatto con la superficie marina sia avvenuto a velocità piuttosto bassa e con un assetto molto piatto.
Va anche aggiunto che l’Aeroanutica Militare Greca ha a disposizione solo quattro esemplari biposto del noto aereo Dassault e che si sono ora ridotti a tre.

Non è ancora possibile sapere se l’intento della Elliniki Polemiki’ Aeropori’a sarà quello di riportare il velivolo incidentato in condizioni di volo o meno e molte sono le variabili da valutare; certamente la prolungata persistenza del velivolo in acqua (salata) non è elemento favorevole ad una macchina complessa quale è un aeroplano ! ma…mai dire mai. Infatti, non appena venuti a conoscenza della notizia del tentativo di recupero, abbiamo notato molte somiglianze con un analogo episodio occorso allo stesso modello di aeroplano, della stessa forza armata e precipitato anch’esso in mare!

Nel 1997 la EPA contattò Dassault (casa costruttrice – tra gli altri – del Mirage 2000) per cercare di recuperare il Mirage 2000EG “210” (monoposto) che era caduto in mare, in acque basse (poco più di 5 m) e a bassa velocità dopo un atterraggio errato. La casa costruttrice, da una prima analisi, notò che i danneggiamenti erano comunque limitati (come nel caso del Mirage 2000 precipitato questo mese) ma soprattutto che la corrosione non aveva intaccato la struttura dopo tre giorni in acqua marina. Il velivolo venne quindi recuperato, lavato abbondantemente con acqua dolce e letteralmente immerso in un bagno di Ardrox 6345, un composto chimico liquido che previene la corrosione dei metalli conservandone le caratteristiche fisiche; un prodotto simile (ma meno aggressivo) viene utilizzato per ripulire turbine o grandi macchinari industriali.

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Dopo il “bagno chimico” la fusoliera venne smontata per poi reimmergere le parti più grandi, semiali e fusoliera, in un ulteriore composto chimico a base di acqua dolce e Ardrox 396-1E28, un solvente ed anticorrosivo della stessa famiglia di quello sopra citato. Dopo il trattamento il Mirage 2000 “210” venne conservato smontato in fabbrica mentre gli esperti lavoravano su una sua possibile ricostruzione. Semiali e fusoliera (quindi un buon 75 % dell’aeroplano) vennero mandati in Francia per una ricostruzione, il velivolo venne quindi rimontato e – nel Marzo 2003 – il pilota Eric Gerard, collaudatore Dassault, riportò in volo la “fenice”!

Attualmente il “210” opera ancora nella file dell’Aeronautica Militare Greca e la speranza è che anche lo sfortunato “204” possa seguire lo stesso destino .

Tornando ora all’incidente del biposto delle scorse settimane, c’è un’altro fattore di cui tenere conto nell’ottica del recupero del velivolo precipitato, ovverosia l’incredibile vicinanza che l’Isola greca di Samos ha nei confronti della Turchia, stato con cui la Grecia ha in essere una storica “(piccola) guerra fredda” che tanto “fredda” non è perchè le cronache degli scontri (più o meno cercati) tra velivoli greci e turchi in quel tratto dell’Egeo sono molto frequenti e purtroppo a volte con esiti molto negativi in termini di perdite di piloti (e navigatori) da ambo le parti.
Uno dei più conosciuti episodi in questo senso risale al 23 Maggio 2006 quando un F-16
turco e un analogo velivolo greco furono vittime di una collisione in volo vicino l’isola di Karpathos con la morte del pilota greco.

Fonte e photo credits: Repubblica.it, Greek Air Force official news; International air power review – Volume 9, Airliners, Aviation Report aircrafts data collection.

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