L’Italia, per sue peculiari caratteristiche geofisiche, presenta una serie di criticità alluvionali, idrogeologiche, sismiche e vulcaniche potenzialmente distruttive per il tessuto infrastrutturale e sociale.
Queste, oltre a minacciare la sicurezza della popolazione, costituiscono un impegnativo banco di prova per le capacità di “risk management” delle istituzioni preposte alla gestione delle grandi emergenze.

Tra gli eventi calamitosi potenzialmente più distruttivi vi è sicuramente il maremoto (o tsunami), lo spostamento anomalo di una grande massa d’acqua generato da un evento sismico e/o vulcanico.
Solo negli ultimi dieci anni nel mondo si sono verificati almeno cinque casi di tsunami particolarmente gravi di cui due con effetti estremamente disastrosi quali il maremoto dell’Oceano Indiano del 26 dicembre 2004, che causò tra le 230.000 e le 280.000 vittime, e il maremoto di Sendai e del Tōhoku dell’11 marzo 2011 che provocò la morte di 15.000 persone oltre a rilevanti danni materiali delle prefetture interessate.
Conseguentemente ad eventi di questo tipo, oltre all’emergenza sanitaria e sociale, il danno infrastrutturale rappresenta il fattore determinante per la successiva gestione della crisi.

La possibile interruzione delle vie di comunicazione terrestri e il danneggiamento delle strutture aeroportuali, utili per far convergere mezzi di soccorso/supporto, unitamente alla difficoltà di comunicazione conseguente al probabile stato di precaria operatività della rete telefonica (fissa e mobile) richiedono personale addestrato e altamente flessibile per gestire l’emergenza.
In tale scenario particolarmente efficace risulta l’apporto della componente aeronavale delle Forze Armate.
Per far fronte alle citate eventualità nasce il progetto TWIST – Tidal Wave In Southern Tyrrhenian sea, una serie di esercitazioni organizzate dal Dipartimento della Protezione Civile d’intesa con la Regione Campania, la Prefettura e Provincia di Salerno e il coinvolgimento del capoluogo e di altri 12 comuni costieri.
Partito a gennaio 2012, il Progetto TWIST ha una durata di 24 mesi e un costo complessivo di quasi 1,15 milioni di euro; di questi, 977mila (pari a circa l’85%) sono stanziati dalla Commissione Europea nell’ambito dello strumento finanziario per il Meccanismo europeo di Protezione Civile, mentre il restante 15% è a carico del Dipartimento della Protezione Civile.

L’esercitazione ha i seguenti obiettivi:
– favorire la diffusione della conoscenza del rischio maremoto e, più in generale, della cultura di protezione civile nella popolazione
– promuovere lo sviluppo di strategie di mitigazione del rischio maremoto nelle amministrazioni locali,
– testare l’efficacia della comunicazione tra i diversi livelli decisionali e operativi,
– testare le procedure del Meccanismo europeo di protezione civile,
– valutare l’interoperabilità e l’integrazione dei moduli di protezione civile europei,
– verificare la risposta operativa del sistema, centrale e periferico, italiano di protezione civile,
– verificare le procedure per l’accoglienza e l’impiego delle squadre e degli esperti europee.













Lo scenario di riferimento ipotizzato era un maremoto generato dal distacco di una massa franosa di circa 200 milioni di m³ da una parete del monte Palinuro (un vulcano sottomarino posto ad una profondità di 70 metri ed una distanza di circa 35 miglia dalle coste del Cilento), successivamente ad uno studio di tipo geologico e fluidodinamico sono state ipotizzate le caratteristiche del moto ondoso anomalo e i possibili effetti sulla terraferma e, in seguito a tali valutazioni, sono stati concepiti alcuni scenari critici diversificati per tipologia e modalità di intervento, articolati nell’arco di tre giorni a partire da giovedì 24 ottobre fino a domenica 27.
Il modello di risposta da testare prevedeva:

– Interventi sanitari e di soccorso tecnico urgente nei luoghi interessati dall’evento
– Risposta del sistema locale e regionale di protezione civile con attivazione dei Centri di coordinamento sul territorio:
a) Sale operative regionali,
b) CCS-Centri di coordinamento soccorsi,
c) COM-Centri operativi misti e COC-Centri operativi
comunali; prima verifica dei danni e valutazione delle ulteriori risorse
umane e materiali necessarie a fronteggiare l’emergenza

– Attivazione da parte del Dipartimento della Protezione civile delle diverse componenti e strutture operative del Servizio nazionale e convocazione del Comitato operativo di protezione civile, che riunisce i vertici di tutte le amministrazioni e le strutture coinvolte nella gestione dell’emergenza
– Attivazione da parte del Comitato operativo delle componenti e delle strutture operative nazionali e richiesta al Centro di monitoraggio e informazione dell’Unione Europea dell’intervento di squadre ed esperti degli Stati Membri
– Dichiarazione dello stato di emergenza nazionale da parte del Consiglio dei Ministri e affidamento del coordinamento degli interventi al Capo del Dipartimento della Protezione Civile
– Attivazione nel territorio interessato dall’evento della DICOMAC-Direzione di comando e controllo, struttura attraverso la quale il Dipartimento della Protezione Civile coordina le risorse italiane ed europee, assicurando l’accoglienza, lo smistamento e l’impiego delle squadre e degli esperti.

Tra gli eventi simulati figurano: attività di ricerca e soccorso in mare, sulla terraferma e su unità navali sinistrate, allestimento di posti medici avanzati e centri di coordinamento sul territorio, attività di soccorso speciale operate da personale S.A.F. (Speleo-Alpino-Fluviale) del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, interventi in ambiente CBRN, identificazione delle vittime e supporto psicologico, tutela del patrimonio culturale coinvolto nella calamità oltre che a workshop e briefing.

esercitazione twist protezione civile salerno
esercitazione twist protezione civile marina militare


Le istituzioni coinvolte nelle operazioni sono state:
– Corpo Nazionale di Soccorso Alpino e Speleologico,
– Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco,
– Croce Rossa Italiana,
– Capitanerie di Porto-Guardia Costiera,
– Marina Militare,
– Carabinieri,
– Guardia di Finanza,
– Polizia di Stato,
– Federazione Italiana Nuoto,
– Federazione Italiana Attività Subacquee
– Società Nazionale di Salvamento.

Unitamente alle istituzioni nazionali hanno preso parte anche le strutture di protezione civile di Croazia, Francia, Grecia, Malta, Portogallo e Spagna con squadre specializzate e un team di esperti del Meccanismo Europeo di protezione civile. In qualità di osservatori sono intervenuti inoltre delegati delle Regioni italiane, di altri Paesi dell’Unione Europea aderenti al Meccanismo europeo di protezione civile e di Organizzazioni nazionali e internazionali.

Il ruolo della Marina Militare nell’esercitazione TWIST
La Marina Militare ha una vasta e consolidata esperienza nel settore delle operazioni di protezione civile e di risposta ad eventi calamitosi sia sul territorio nazionale che all’estero.
Nel 1999 Nave San Giorgio fu impiegata a fornire supporto alla popolazione turca all’indomani del terribile sisma che colpì una vasta area della penisola anatolica mentre nel 2003 Nave San Giusto partì alla volta dell’isola di Stromboli in occasione di un riacutizzarsi dell’attività eruttiva da parte dell’omonimo vulcano.
Una delle attività più importanti in tal senso fu di certo l’intervento della portaerei Cavour nel 2010 successivamente al drammatico terremoto che sconvolse Haiti provocando danni ingentissimi e oltre 200.000 vittime. Nell’esercitazione TWIST la Marina è stata attivamente impegnata su più fronti mettendo in campo il meglio delle sue capacità di comando e controllo, proiezione terrestre e assetti ad ala rotante, ricerca e soccorso.
In risposta allo scenario prefigurato la Marina ha dispiegato Nave Cavour, unità dalle spiccate capacità C4ISTAR (Command, Control, Communications, Computers, Information/Intelligence, Surveillance, Targeting Acquisition and Reconnaissance) e supporto sanitario; nella fattispecie sulla portaerei è stato attivato un Presidio Operativo Avanzato (POA) con funzioni di coordinamento del flusso informativo con le altre istituzioni operanti nell’esercitazione.
Con i suoi 1000m² di centrali operative la nave è in grado di accogliere uno staff interforze di decine di elementi e assicurare un ottimale “information sharing” attraverso canali di comunicazione tradizionali e non.
Inoltre la vasta aerea ospedaliera dotata di due ambulatori, una sala rianimazione, due sale operatorie, otto posti letto per terapia intensiva, una sala radiologica-TAC, una sala trattamento ustionati, una laboratorio di analisi, un laboratorio odontoiatrico e tre sale di degenza con un totale di trentadue posti letto è in grado di fornire supporto sanitario addizionale necessario in caso di gravi eventi calamitosi come quello oggetto della TWIST.

Gli apparati di telemedicina offrono inoltre la possibilità di ricevere consulenze specialistiche da personale non presente fisicamente a bordo ma operante da strutture ospedaliere remote.
La componente aerea imbarcata era costituita da due elicotteri AB-212 e tre EH-101 con compiti SAR/MEDEVAC i cui sensori optronici imbarcati sono stati utilizzati per fornirne immagini in tempo reale della zona sinistrata al fine di gestire efficacemente le operazioni sul terreno e monitorare con rapidità aree che potrebbero risultare inaccessibili in seguito ad un eventuale maremoto.
















Lo scenario di riferimento ipotizzato era un maremoto generato dal distacco di una massa franosa di circa 200 milioni di m³ da una parete del monte Palinuro (un vulcano sottomarino posto ad una profondità di 70 metri ed una distanza di circa 35 miglia dalle coste del Cilento), successivamente ad uno studio di tipo geologico e fluidodinamico sono state ipotizzate le caratteristiche del moto ondoso anomalo e i possibili effetti sulla terraferma e, in seguito a tali valutazioni, sono stati concepiti alcuni scenari critici diversificati per tipologia e modalità di intervento, articolati nell’arco di tre giorni a partire da giovedì 24 ottobre fino a domenica 27.
Il modello di risposta da testare prevedeva:

– Interventi sanitari e di soccorso tecnico urgente nei luoghi interessati dall’evento
– Risposta del sistema locale e regionale di protezione civile con attivazione dei Centri di coordinamento sul territorio:
a) Sale operative regionali,
b) CCS-Centri di coordinamento soccorsi,
c) COM-Centri operativi misti e COC-Centri operativi
comunali; prima verifica dei danni e valutazione delle ulteriori risorse
umane e materiali necessarie a fronteggiare l’emergenza

– Attivazione da parte del Dipartimento della Protezione civile delle diverse componenti e strutture operative del Servizio nazionale e convocazione del Comitato operativo di protezione civile, che riunisce i vertici di tutte le amministrazioni e le strutture coinvolte nella gestione dell’emergenza
– Attivazione da parte del Comitato operativo delle componenti e delle strutture operative nazionali e richiesta al Centro di monitoraggio e informazione dell’Unione Europea dell’intervento di squadre ed esperti degli Stati Membri
– Dichiarazione dello stato di emergenza nazionale da parte del Consiglio dei Ministri e affidamento del coordinamento degli interventi al Capo del Dipartimento della Protezione Civile
– Attivazione nel territorio interessato dall’evento della DICOMAC-Direzione di comando e controllo, struttura attraverso la quale il Dipartimento della Protezione Civile coordina le risorse italiane ed europee, assicurando l’accoglienza, lo smistamento e l’impiego delle squadre e degli esperti.

Tra gli eventi simulati figurano: attività di ricerca e soccorso in mare, sulla terraferma e su unità navali sinistrate, allestimento di posti medici avanzati e centri di coordinamento sul territorio, attività di soccorso speciale operate da personale S.A.F. (Speleo-Alpino-Fluviale) del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, interventi in ambiente CBRN, identificazione delle vittime e supporto psicologico, tutela del patrimonio culturale coinvolto nella calamità oltre che a workshop e briefing.

Le istituzioni coinvolte nelle operazioni sono state:
– Corpo Nazionale di Soccorso Alpino e Speleologico,
– Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco,
– Croce Rossa Italiana,
– Capitanerie di Porto-Guardia Costiera,
– Marina Militare,
– Carabinieri,
– Guardia di Finanza,
– Polizia di Stato,
– Federazione Italiana Nuoto,
– Federazione Italiana Attività Subacquee
– Società Nazionale di Salvamento.
















Unitamente alle istituzioni nazionali hanno preso parte anche le strutture di protezione civile di Croazia, Francia, Grecia, Malta, Portogallo e Spagna con squadre specializzate e un team di esperti del Meccanismo Europeo di protezione civile. In qualità di osservatori sono intervenuti inoltre delegati delle Regioni italiane, di altri Paesi dell’Unione Europea aderenti al Meccanismo europeo di protezione civile e di Organizzazioni nazionali e internazionali.

Parte della nave è stata inoltre utilizzata come poligono addestrativo per le squadre internazionali specializzate in soccorsi con l’ausilio di tecniche speciali. Oltre a Nave Cavour la Marina Militare ha messo in campo reparti specialistici quali il GOSGruppo Operativo Subacquei del COMSUBIN che è intervenuto con 20 palombari e quasi cento Marò della Brigata Marina “San Marco”.
Gli uomini del GOS, specializzati in ricerca e soccorso con capacità di immersione in spazi ristretti e in acque inquinate fino alla profondità di 60m, sono stati impegnati in attività SAR con l’ausilio di un poligono subacqueo simulante l’interno di un natante posato sul fondo.
Reduci dall’esperienza sul relitto della Costa Concordia al Giglio e nella Torre di Controllo del porto di Genova i palombari della Marina hanno acquisito ormai un’esperienza nel settore di primissimo piano a livello internazionale accrescendo ulteriormente la grande considerazione di cui godono.
I Marò del San Marco hanno avuto il compito di istituire un Posto Medico Avanzato (PMA) a ridosso del Molo Manfredi, nel porto commerciale di Salerno, dove sono giunti i primi feriti e le prime vittime degli eventi simulati.

Conclusioni
Considerate le caratteristiche geofisiche italiane risulta indispensabile, nonché profondamente responsabile, porre in atto eventi quali la TWIST.
Alcune delle ricadute conseguenti esercitazioni simili sono il perfezionamento delle capacità di coordinamento tra istituzioni ed enti profondamente diversi come compiti primari e organizzazione, il confronto/scambio/implementazione di nuove metodologie di intervento.
Inoltre, l’ambito internazionale offre la possibilità di migliorare le sinergie nell’eventualità di operazioni congiunte in seno al meccanismo europeo di protezione civile.
La Marina Militare anche in quest’ occasione ha dato dimostrazione di straordinaria flessibilità operativa e delle eccellenti potenzialità che è in grado di mettere in campo al servizio del paese.
La bontà del progetto Cavour è più che mai evidente anche in operazioni di soccorso come quelle simulate nella TWIST in cui una moderna piattaforma navale dalle molteplici capacità, non solo prettamente militari, come la nostra portaerei è capace di esprimere rappresentando un modello di riferimento per unità similari a livello internazionale.

Aviation Report e gli autori desiderano ringraziare per l’estrema disponibilità e gentilezza dimostrata Ilaria Salvi e Juri Pittaluga dell’ufficio stampa del Dipartimento della Protezione Civile, il TV Antonio Dell’Anna dell’ufficio stampa della Squadra Navale, il STV Bonito della Capitaneria di Porto di Salerno.

Testo: Giuliano Ranieri
Foto: Raffaele Fusilli, Ufficio Pubblica Informazione Marina Militare

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