Il pezzo che leggerete è stato preparato nei giorni immediatamente successivi al Breitling Air Show di Sion e avrei dovuto pubblicarlo la sera di domenica 24 settembre 2017. La stretta di mano con un test-pilot appena smontato dal suo aereo al termine di un eccellente display, mi aveva fatto meditare, e mi sono detto: “Osserviamo ed ammiriamo le macchine da loro abilmente pilotate, ma non prestiamo attenzione all’uomo che sta dietro al canopy, nascosto dal casco e nemmeno al suo lavoro oscuro quanto prezioso il cui apice è il display”. Intendevo proporre una serie incentrata sul pilota e non sull’aereo, con la macchina “un passo indietro”.
Lo faccio ora, a distanza di qualche giorno modificandone il titolo e aggiungendo un paio di immagini doverose: un modesto pezzo a ringraziamento di tutti i collaudatori sparsi nel mondo, piloti ed astronauti perché, come recita il sottotitolo,  con il loro lavoro ed il sacrificio di chi ci ha lasciati hanno contribuito allo sviluppo dei mezzi a loro affidati ed al progresso dell’uomo.

Gizmo significa piccolo elettrodomestico. Questo è il “call-sign” di Tom ‘Gizmo’ De Moortel ufficiale pilota collaudatore della Belgian Air Force. Noi conosciamo il suo coloratissimo F-16, dipinto con i colori dell’aviazione belga e la stilizzazione delle ali di un falco, per l’esattezza un Fighting Falcon.

Gizmo”, come recita la sua biografia ufficiale,  ha iniziato il corso basic sul Siai SF-260M/D nel 1996 per poi passare sugli Alpha Jet, ma il debutto operativo non è avvenuto su jet da combattimento, bensì come pilota di C-130 Hercules. E’ solo nel 2005, terminato  l’ultimo dei corsi OCU sui jet da combattimento, che ha “preso in mano” un caccia F-16.

Con oltre 4.400 ore di volo su F-16, è da 2 anni il “Demo Pilot” che vediamo esibirsi sui cieli di mezza Europa, Italia compresa. Il suo F-16AM matricola FA-123 è infatti ben conosciuto anche da noi ed il suo più recente display è avvenuto nel corso dello Jesolo Air Show.

Instancabile falco del cielo, vola per mostrarci l’agilità del fortunatissimo caccia prodotto dalla ex General-Dynamics, ora Lockheed Martin e la sua bravura e preparazione è unanimemente apprezzata.

I Display Teams non sono, come invece molti erroneamente credono, degli attori preposti ad eseguire mirabolanti manovre per l’intrattenimento e l’entusiasmo dello spettatore: sono piloti esperti, ingegneri e veri collaudatori che hanno come compito primario il conoscere a fondo la macchina che viene loro affidata, collaudarla e portarla ai limiti del suo inviluppo di volo, “maltrattarla” all’estremo.

Questo lavoro delicatissimo avviene naturalmente con i prototipi dei nuovi velivoli ma continua quando la macchina è matura al fine testare nuove soluzioni, configurazioni di volo, ammodernamento strutturale e dell’avionica, carichi di lancio e caduta, affidabilità generale.

Il lavoro di un pilota collaudatore non è esente da rischi, la storia ce lo insegna: pionieri del volo e dello spazio, prima di essere ingegneri, aviatori ed astronauti sono uomini e donne amanti del volo e di quello spirito puro che pervade l’umanità, ovvero lo scoprire qualcosa di nuovo, spingersi oltre al prezzo di dolorosi tributi.

Nella pratica, la documentazione prodotta ed i risultati del lavoro di questi militari e civili consentono alle industrie ed ai piloti operativi di migliorare le prestazioni della macchina, evidenziarne i punti di forza e le debolezze, cosicché l’utilizzatore finale può conoscere il mezzo a lui affidato e portarlo in volo in tutta sicurezza.

Il Display che vediamo noi appassionati è il culmine del lavoro di molti: non è spettacolo perché tutto è pianificato rigorosamente a tavolino, condotto da terra minuto per minuto, secondo per secondo. Il Display è l’ennesimo test dell’aereo che verrà comunque fatto, lontano dai riflettori, per la sicurezza delle decine, centinaia di piloti che vi devono operare giornalmente.

Torniamo a “Gizmo”: vedendolo, appena sceso dal non certo ampio abitacolo dell’aereo americano, capisco il perché del nomignolo attribuito. Tom è piccolo di statura, la tuta di volo nasconde però un fisico potente e massiccio, naturalmente ben allenato. I suoi occhi sono sinceri e trasmettono sicurezza e simpatia al primo colpo. Mi viene incontro, gli stringo la mano, una foto al volo con il cellulare e poi si ferma per scambiare alcune parole sull’esibizione appena conclusasi. Non sembra neanche affaticato.

Intanto, intorno al suo F-16 i militari belgi provvedono alle normali attività di ispezione post-volo. Ma Gizmo non è che l’ultimo dei piloti della Belgian Air Component che si sono esibiti sui cieli d’Europa.

Negli anni ’70 erano gli Slivers (Schegge)  a calcare gli Air Shows europei. Erano equipaggiati dell’ancora amato Lockheed F-104 Starfighter, una vera scheggia. Basta solo il nome per scuotere emozioni in molti che lo hanno pilotato, manipolato o semplicemente gustato per aria o a terra.

Il nome alla formazione belga composta da una coppia di “spilloni”  fu attribuito a ricordo del pilota collaudatore di Lockheed Gleen “Snake” Reaves, colui che affibbiò allo Starfighter il nomignolo “Silver Sliver”  ossia Scheggia d’Argento a ricordarne la sua lucente fusoliera e la ridotta superficie alare, prima dell’avvento degli schemi mimetici applicati dagli utilizzatori.

Il Belgio si fregiò dell’onore di essere la prima pattuglia al mondo montata su F-104 e fu deciso di chiamarla con un nome che più appropriato non si poteva:

The Slivers

Il loro programma, condito da manovre con elevato numero di G, bassa quota ed alta velocità, era mozzafiato: la distanza tra i due aerei durante l’esecuzione degli incroci variava dai 10 metri fino a 2 metri ed  i loro riferimenti erano i bordi della pista. Si diceva che uno dei due jets volasse sul cemento mentre l’altro volava sull’aria: “Left concrete and left grass“. L’ultima esibizione degli Slivers avvenne l’11 Luglio 1975.

Il ricordo di Alessandro, co-autore con lo scrivente, è nitido al contrario delle fotografie delle quali paiono andati perduti gli originali, vecchie di decenni e stampate nei formati ridotti di un tempo; se mai si ritroveranno i negativi da digitalizzare potremo recuperare e valorizzare ancora meglio un patrimonio quasi dimenticato.

Egli tenne una corrispondenza personale con i piloti, coronata moltissimi anni dopo da un raduno con cena ufficiale,  scaturita dalla decisione di spedire loro una maglietta “self-made” e così fu amore a prima vista.

Nel 1971, all’Aviano NATO Day, una delle manifestazioni più imponenti dell’epoca “Con mio fratello Ferdinando… reo di avermi coinvolto in questa tanto euforica passione verso l’aviazione militare ed altri due amici, partimmo con tanto entusiasmo, alla volta della Aviano Air Base, sicuri, che la base friulana non avrebbe deluso le nostre aspettative, anzi… dopo le mediocri manifestazioni aeree, alle quali avevamo assistito fino a quel momento… era finalmente giunta l’ora di assistere ad un Airshow con la A maiuscola!” sono le sue parole catturate durante una lunga serata a scorrere fotografie digitalizzate, oltre 15.000 diapositive e ore ed ore di video in qualsiasi formato esistente sulla faccia terra.

Riconoscemmo da lontano la linea di F-100 Super Sabre… F-5 Freedom Fighter… F-4 Phantom… F-104 Starfighter…  ma ancor di più… e scusate se poco…la Pattuglia Acrobatica Americana  dei “Thunderbirds” che ai tempi montava i McDD F-4 Phantom II…… mai ci saremmo aspettato tanto!

Eccitati al massimo” continua il racconto di Alessandro,  “camminammo lungo l’interminabile showground, la ‘statica’ come si dice in gergo, mentre sulle nostre teste erano già iniziate le esibizioni in volo con un susseguirsi di aerei e formazioni”.

Ed eccoci al racconto del clou, il momento per Alessandro e Ferdinando tanto atteso:  “Poi, alle 13:59 arrivò il momento di questi sconosciuti “Slivers” ….sconosciuti nel senso che fino a quel momento, ancora non ne avevamo sentito parlare e che Il programma di volo, in un certo senso sminuiva definendoli una sezione dimostrativa dell’Aeronautica Belga. Il decollo fu quasi tranquillo, il sibilo tipico delle turboventole dello Starfighter era musica abituale per quei tempi…. affiancati l’uno all’altro, come tante altre coppie di aerei per nulla faceva presagire che… di lì e poco… sarebbe scoppiato il finimondo!

Prima di loro, una formazione di tre F-104G della Luftwaffe avevano compiuto sorvoli in formazione, quasi da aerei di linea… perciò pensai che anche questa ‘sezione belga’ avrebbe ripetuto la stessa cosa…. ma non fu così. Una volta decollati ed usciti dal raggio visivo per prepararsi al display, eccoli giungere bassi e veloci alle spalle del pubblico ed aprirsi a ventaglio con un sincronismo perfetto con la prua puntata verso le opposte testate pista, virate secche ad alto numero di G. Non potevano incrociarsi… non con un aereo così veloce e difficile ed invece… il ‘104’ proveniente dalla mia sinistra si abbassò talmente tanto da rimanere nascosto dalla folla ad una quota impensabile al giorno d’oggi”.

Il racconto continua, ogni parola è intrisa di emozioni, i ricordi sono così nitidi che paiono scolpiti  nonostante i 45 anni e passa trascorsi: “Pochi attimi, poi a tutto post-pruciatore lo Starfighter si alza di alcuni gradi e ruota di 45 gradi  assumendo un assetto a coltello con il secondo jet  proveniente da destra ad incrociare ruotando dalla parte opposta ed il tutto… a non più di dieci  metri di distanza l’uno dall’altro e poi via con la sfogata verso l’alto con il rombo dei motori a tutta manetta che urlavano con fragore!! Per un pelo non svenivo….mai visto nulla di simile…ancora adesso, nel ricordare quelle manovre mozzafiato mi si accappona la pelle.. Quelli non erano dei bravi piloti,  erano dei ‘super-manici’, che sapevano rendere docile anche una bestia feroce come il centoquattro!

La descrizione delle manovre accompagnata da gesti eloquenti con i palmi delle mani che sembravano dipinti a chiazze mimetiche come le fusoliere degli ‘spilloni’, hanno dato energia e vigore al  racconto. Le manovre successive sono state un crescendo dinamico di incroci da diverse angolazioni, varie velocità e diverse altezze dal terreno e per Alessandro è stato il tripudio con i battiti del cuore mai sotto i 100.

Giù il cappello!… quello sì che si chiamava volare!” conclude. Due anni dopo, in occasione del 50° della nostra Aeronautica Militare celebrato con un Airshow a Pratica di Mare, la presenza ed il display degli Slivers si sono ripetuti. “… Ma credetemi… il mio cuore era con gli Slivers, ad eseguire il  “crossing” insieme a Nuyts e Palmer”.

Dopo F-104 Starfighter, F-16 Fighting Falcon, quale sarà il nuovo aereo da combattimento che finirà nelle mani dei collaudatori dell’Aeronautica Belga e magari di “Gizmo”? Sarà il Rafàle o il nuovo Gripen E, oppure il più prestante Eurofighter?

Se accadrà come per l’acquisizione dell’F-16, portata avanti di concerto con la Koninklijke Luchtmacht  olandese, il candidato più forte potrebbe essere un altro prodotto Lockheed la cui sigla è … F-35.

Si ringraziano Alessandro Zucchelli co-autore, Patrick Janssen e Harry Luijckx in qualità di autori di alcune delle immagini d’epoca, Gianluca Conversi e Alessandro Zucchelli per testi e fotografie, e www.pitispotterclub.it

“Chi ha provato il volo camminerà guardando il cielo, perché là è stato e là vuole tornare.” (Leonardo da Vinci) –  Magg. Gabriele Orlandi – 21-03-1981 / 24-09-2017

 

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