Punta di diamante della Marine Nationale la portaerei a propulsione nucleare Charles De Gaulle ha fatto tappa a Napoli di ritorno dall’esercitazione aeronavale italo-francese LEVANTE 12. Per la Francia il potere marittimo è da sempre considerato di fondamentale importanza a tutela dei propri interessi nazionali, e la De Gaulle rappresenta 42.000 tonnellate di diplomazia.

I recenti impegni internazionali, quali le operazioni in Afghanistan e l’intervento in Libia, unitamente alla presenza costante di unità francesi nelle acque dei départements d’outre-mer (dipartimenti d’oltre mare) non sarebbero possibili senza un’adeguata capacità di proiezione marittima, in questo ruolo le portaerei sono uno strumento senza eguali grazie alla capacità di combinare potere aereo e navale lontano dai confini. Unica unità di questo tipo in servizio nella Marina Francese, nonché unica portaerei nucleare costruita in Europa, il De Gaulle rappresenta una risorsa strategica insostituibile e un’importante componente della Force de Frappe (la forza di dissuasione nucleare francese).

Varata il 7 maggio 1994 dai cantieri DCNS di Brest ed entrata in linea (dopo non poche vicissitudini) nel 2001, il Charles De Gaulle fu concepito per sostituire il Clemenceau radiata nel 1997. E’ una portaerei di tipo CATOBAR (Catapult Assisted Take Off Barrier Arrested Recovery) quindi similare alle unità statunitensi, con cui condivide più di una caratteristica. Basti ricordare che in passato, durante alcuni eventi esercitativi congiunti, F/A-18 Hornet statunitensi hanno appontato e sono stati lanciati dall’ammiraglia francese. Lo stesso è avvenuto per il Rafale-M transalpino che il 4 giugno 2010 è divenuto il primo aereo non statunitense ad effettuare uno swap-up di motore a bordo di una nave americana. Con 261,5 m di lunghezza, 64,36 m di larghezza, 75 m di altezza e un dislocamento di 37.085 tonnellate (42.000 a pieno carico) la nave si presenta di dimensioni complessive inferiori alle controparti statunitensi, altra differenza costruttiva è l’isola in posizione particolarmente avanzata rispetto alla concezione US NAVY, caratteristica che però garantisce maggior sicurezza negli appontaggi ed in particolare nei touch and go.
Il ponte di volo di 12.000 metri quadrati, dotato di una pista obliqua di 194,5 m, ospita due catapulte a vapore da 75 m tipo C13-3 in grado di lanciare mezzi fino a 25 tonnellate. Per l’appontaggio dei velivoli sono a disposizione tre cavi d’arresto unitamente ad un Optical Landing System (OLS) che li assiste nella fase di avvicinamento in finale, molto simile a quello che i colleghi statunitensi chiamano simpaticamente “Meatball” ovvero polpetta.




La propulsione è assicurata dai due reattori nucleari PWR (Pressurized water reactors) K15 capaci di erogare una potenza di 150 MW ciascuno che vanno ad alimentare quattro generatori da 16 MW e le due catapulte. Oltre ai reattori sono presenti quattro generatori diesel-elettrici da 1.100 KW e quattro turbine a gas da 250 KW. La velocità massima raggiungibile è di 27 nodi. L’energia nucleare offre al natante un’autonomia teoricamente infinita e limitata essenzialmente dalle scorte logistiche di cibo e carburante per la componente aerea e per i motori ausiliari ma In caso di necessità la nave può rifornirsi da unità di appoggio, come le classe Durance, o tramite VERTREP (Vertical Replenishment). Sempre per le esigenze di trasporto, durante le operazioni in Libia, furono noleggiati anche due Grumman C-2 Greyhound dall’US Navy poiché l’Aeronavale non disponeva di questa tipologia di mezzi.
Il vasto hangar, dalla superficie totale di 4,600 metri quadri, è asservito da due elevatori esterni da 36 tonnellate per la movimentazione degli aeromobili. L’equipaggio è costituito da circa 1.900 elementi tra uomini e donne (circa il 12%) che possono godere di un’abitabilità decisamente buona. Fin dalla fase progettuale la Marina focalizzò l’attenzione al miglioramento degli standard di vita a bordo, corridoi larghi e razionalizzazione degli spazi permettono ai marinai di sopportare nel migliore dei modi la permanenza (spesso lunga) in mare. Due cucine dalla capacità di 4000 pasti quotidiani e 4 mense sono a supporto del personale unitamente a 2 sale operatorie e una sala dentistica. Nell’hangar è ricavata anche una piccola palestra e all’occorrenza è possibile allestire dei campi da basket o da pallavolo.

L’armamento di bordo (essenzialmente di autodifesa) ruota attorno al sistema missilistico MBDA ASTER 15 costituito da quattro lanciatori verticali Sylver A-43 da 8 celle per un totale di 32 missili pronti all’uso. Efficace sia contro velivoli avversari, sia in funzione antimissile l’ASTER è un sistema estremamente sofisticato e prestante che, grazie ad un raggio d’azione superiore ai 30 km, garantisce la difesa perimetrale più esterna. Va ricordato che l’unità difficilmente svolgerebbe le sue funzioni operative senza la scorta di fregate e cacciatorpediniere (i due Orizzonte ad esempio) che la proteggono da minacce aeree e subacquee. La difesa di punto invece è compito dei due sistemi CIWS (Close In Weapon System) MBDA Sadral con gittata massima di circa 6 km. Basati sul missile terra-aria a guida IR Mistral, hanno il compito di coprire l’area più vicina alla nave da attacchi aerei e missilistici qualora i missili ASTER fallissero nello scopo. Altra risorsa difensiva della portaerei sono le quattro postazioni armate di mitragliatrici pesanti Browning da 12,7 mm. Tali armi risultano particolarmente efficaci nei confronti di attacchi terroristici perpetrati tramite VBIED (vessel-borne improvised explosive devices): piccole imbarcazioni veloci con a bordo ingenti quantità di esplosivo ed equipaggio suicida che si scagliano contro la nave per poi farsi esplodere poco prima della collisione. Una minaccia ritenuta assolutamente credibile e prioritaria da tutte le marine occidentali, come testimonia l’attentato al cacciatorpediniere USS Cole il 12 Ottobre 2000 nel porto di Aden che causò la morte di 17 marinai statunitensi e il ferimento di 39. Oltre ai sistemi Hard Kill sono presenti 4 lanciatori di decoy Sagaie e un sistema di difesa anti siluro SLAT (Système de lutte anti-torpille).

L’unità è dotata di un ricco comparto per la ricerca e il tracciamento dei bersagli composto da: 2 radar di navigazione Racal-Decca DRBN-34, 1 radar di sorveglianza aerea tridimensionale DRBJ-11 B (operante in banda S), 1 radar di sorveglianza aerea a distanza DRBV-26 D, 1 radar di sorveglianza aerea combinata superficie-aria DRBV-15 C e 1 radar di controllo del tiro ARABEL. Per il comando e controllo di piattaforma nella Centrale Operativa di Combattimento trovano posto le 25 console del sistema SENIT 8\5 (système d’informatisation de la situation tactique du bâtiment) asservite da 8 calcolatori. Non bisogna dimenticare che il De Gaulle è concepito anche per operare come comando complesso di squadra navale e coordinamento del task group; allo scopo di mantenere la nave in costante collegamento con i comandi sulla terraferma, oltre che con le altre unità, sono presenti gli apparati di comunicazione Syracuse, Fleetsatcom e Inmarsat. Non è presente alcun sonar, né attivo né passivo, in quanto la lotta ASW è affidata alle unità di scorta e agli elicotteri imbarcati.










Essenza stessa della nave è la sua potente componente aerea composta da un massimo di 40 unità, tra velivoli ad ala fissa e rotante. Un sofisticato sistema di pinne stabilizzatrici installate sullo scafo e una serie di pesi mobili sotto il ponte di volo permettono di ridurre sensibilmente il rollio e far decollare gli aerei con mare fino a forza 6. Le due catapulte C13-3, versione ridotta di quelle montate sulle portaerei classe Nimitz, possono lanciare un velivolo ogni 30 secondi e in condizioni limite 20 aerei in meno di 12 minuti. Sono 3 i mezzi principali che l’Aeronavale può dispiegare operativamente sulla CDG: il Dassault Rafale M (versione navalizzata del famoso caccia), il Dassault-Breguet Super Étendard Modernizè e il Northrop Grumman E-2C Hawkeye.
Senza dilungarci eccessivamente sulle note caratteristiche peculiari di ciascuno ricordiamo che il Rafale è il più avanzato caccia in servizio nelle Forze Armate Francesi e tra i più moderni velivoli da combattimento al mondo. Spinto da 2 turbofan Snecma M88-2, capaci di erogare una potenza di 75.62 kN ciascuno, può assolvere egregiamente sia ruoli di difesa aerea sia di attacco al suolo. Armato con un cannone GIAT da 30 mm è capace di trasportare una vasta gamma di armamenti sia di caduta che missilistici quali MBDA Mica, MBDA Magic II, bombe a guida laser Paveway II, missili stand-off SCALP, bombe guida GPS\IR AASM Hammer e altro ancora.
Meno recente ma ancora in servizio, il Super Étendard ha costituito per anni la spina dorsale dell’Aviazione di Marina ricoprendo ruoli di attacco al suolo e antinave. Sviluppato a metà degli anni 70’, fu utilizzato anche dagli Argentini nella guerra delle Falkland ed è l’ultimo modello della famosa serie Étendard. I progetti dell’Aeronavale sono di sostituirlo completamente con il Rafale nel giro di qualche anno portando ad una comunanza logistica e addestrativa della linea caccia. Entrambe le macchine sono in grado di effettuare attacchi nucleari imbarcando missili da crociera ASMP-A dotati di testate TN81 dalla potenza massima di 300kt.
Analogamente a quanto avviene nell’US Navy il ruolo di Airborne Early Warning è affidato ai 3 E2C Hawkeye in forza all’Aeronavale di cui 2 di solito imbarcati sul De Gaulle. Per consentire il lancio degli E2C, i progettisti furono costretti ad allungare il ponte di volo, troppo corto per far decollare gli insostituibili velivoli che garantiscono la sorveglianza dello spazio aereo attorno alla nave per di circa 500 km e il coordinamento delle sortite di difesa aerea e attacco al suolo. La componente ad ala rotante imbarcata comprende elicotteri tipo Eurocopter AS565F Panther con compiti ASW e AS365 Dauphin per il SAR, non è raro vedere sul ponte di volo anche SA330 Puma dell’Armèe de Terre e vecchi Alouette III, i primi particolarmente apprezzati per la notevole capacità di carico.













La portaerei Charles De Gaulle ha partecipato a tutte le più importanti missioni in cui è stata coinvolta la Francia negli ultimi anni. Nel 2001e nel 2005 è stata dispiegata in Afghanistan a supporto dell’operazione Enduring Freedom impiegando i suoi Super Étendard e Rafale con compiti di ricognizione e attacco al suolo in coordinamento con l’Armée de l’air. L’operazione Harmattan in Libia ha visto un forte impegno dell’ammiraglia giunta in zona operazioni nel Marzo 2011. Con un totale di 1.350 sortite i velivoli del CDG sono stati tra i primi a intervenire contro le forze lealiste di Gheddafi, dapprima con funzioni di ricognizione e in seguito di bombardamento utilizzando munizionamento guidato. Oltre ai compiti operativi l’unità partecipa alle maggiori esercitazioni nazionali e internazionali come la LEVANTE 12 svoltasi dall’1 al 10 ottobre a est della Sardegna.
Aviation Report ha avuto modo di partecipare alla conferenza stampa conclusiva dell’evento durante la visita a bordo.



Alla presenza dell’Ambasciatore di Francia in Italia, Alain Le Roy, il Contrammiraglio Jean-Baptiste Dupuis al comando della Task Force 473 della Marine Nationale e il Comandante della nave Olivier Labas, hanno illustrato le finalità e le dinamiche di questa complessa esercitazione. LEVANTE 12 s’inquadra nell’ambito dell’European Carrier Group Interoperability Initiative (ECGII), un programma di cooperazione tra le marine europee per l’integrazione dei Gruppi portaerei e ha visto operare sinergicamente il Cavour della Marina Militare e il Charles De Gaulle insieme ai rispettivi gruppi navali. Il programma prevedeva operazioni comuni di pianificazione e attuazione di manovre navali in uno scenario dinamico con scambio di personale sulle unità delle due nazioni, questo ha facilitato sia la conoscenza delle rispettive procedure tattiche sia lo scambio reciproco di prezioso Know How.
Parallelamente si sono svolte le attività aeronavali con la partecipazione di 30 velivoli (tra Harrier, Rafale, Super Étendard ed elicotteri) impegnati in circa 400 sortite di cui 30 congiunte tra mezzi italiani e francesi. A scorta delle portaerei le due Marine hanno dispiegato le più moderne unità di scorta a loro disposizione: i cacciatorpediniere lanciamissili Andrea Doria e Chavalier Paul entrambi della classe Orizzonte; missione principale delle due navi è stata la difesa dello spazio aereo. Al fine migliorare l’interoperabilità tra il personale alla nave italiana è stata affidata la scorta della portaeromobili francese mentre, all’unità transalpina, è stata affidata la protezione del Cavour.
Presenti all’esercitazione anche il rifornitore di squadra Meuse (classe Durance), la fregata Jean de Vienne (classe Georges Leygues) e il sommergibile italiano Scirè (classe Todaro). Su quest’ultimo si sono concertate le manovre ASW delle unità di superficie simulando un tentativo di attacco di un sottomarino ostile al gruppo navale. Di sicuro il nostro Scirè avrà dato filo da torcere alle avversarie grazie all’avanzato sistema di propulsione indipendente dall’aria (AIP) di cui è provvisto, vero vanto della Marina tedesca e italiana. L’evento ha segnato una tappa fondamentale nel programma di cooperazione che da sempre contraddistingue le forze navali del Mediterraneo impegnate sempre più spesso in operazioni congiunte di particolare complessità anche distante dai confini nazionali. La speranza è che (bilanci permettendo) tali eventi possano ripetersi con maggiore frequenza coinvolgendo anche gli altri paesi che si affacciano sul Mare Nostrum.

L’autore e Aviation Report desiderano ringraziare il Consolato Francese di Napoli, l’Ambasciata di Francia in Italia, il Contrammiraglio Jean-Baptiste Dupuis, il Comandante Olivier Labas e l’equipaggio della portaerei Charles De Gaulle per la disponibilità e la gentilezza dimostrataci.

Testo: Giuliano Ranieri
Immagini: Raffaele Fusilli, Michele Monteleone, Luigi Sani

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